Fame: promesse dei governi e inefficienza della FAO

Berlusconi e Diouf al vertice FAO 2009Le cifre sono da spavento: gli affamati nel mondo sono cresciuti del 9% nel 2008, toccando quota 1,02 miliardi, il livello più alto dal 1970. Ogni 5 secondi che passano, un bambino muore di inedia.


Come ha detto Jacques Diouf, direttore generale della FAO, al recente summit di Roma, basterebbero 44 miliardi di dollari all'anno (pari al 3% della spesa mondiale per armamenti) per eliminare la fame dal mondo.

Ma per ora nessuno dei 192 Paesi dell'organizzazione Onu ha accettato di impegnare nuovi fondi per risolvere il problema. E quelli promessi (20 miliardi) al G8 de L'Aquila non si sa se e quando saranno realmente stanziati.


La passerella dei capi di Stato al vertice romano si è conclusa in una dichiarazione in 5 punti dove non si parla di cifre e non si fissa alcuna data per l'obiettivo di sradicare la fame dal mondo. Un accordo quindi sugli impegni generici ma non sulle misure specifiche che già il primo giorno ha suscitato il rammarico di Diouf.


Sempre sul piano dei puri intenti si è parlato anche della questione della riforma della FAO, un organismo elefantiaco e burocratico, che molti vorrebbero meno preoccupato dell'automantenimento e più orientato verso il raggiungimento dello scopo finale di aiutare le popolazioni dei Paesi in via di sviluppo.


La FAO infatti, per sua stessa ammissione, soffre di forti disfunzioni ed inefficienze, le quali sono state evidenziate in un rapporto indipendente commissionato da Diouf. Il rapporto ha messo in luce sprechi e meccanismi di governance burocratici e macchinosi. Basti pensare che ben un terzo del budget è destinato solo ai costi di funzionamento della struttura.


Mancano infine controlli adeguati affinché quello che rimane arrivi effettivamente a destinazione e serva davvero a ridurre la piaga della fame invece di finire nelle tasche dei soliti politicanti e dittatori dei Paesi beneficiari per soddisfare i loro vizi.


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