Latte adulterato in Cina: tutto il mondo è paese...

Melammina nel latte in CinaMemori e ancora freschi degli orrori del formaggio riciclato con porcherie varie, rigorosamente made in Italy, apprendiamo di analoghe fraudolenze nei paesi del sol levante.


La televisione di Stato cinese comunica che l'agenzia per i controlli della qualità degli alimenti ha individuato tracce di melammina in campioni di latte liquido in commercio.


La frode consiste nel fatto che la melammina, sostanza chimica normalmente utilizzata per produrre materie plastiche, è stata aggiunta al latte annacquato per mantenerne artificialmente alto il contenuto proteico e - cosa preoccupante per l'ampiezza potenziale dei consumatori a rischio - si tratta di quello prodotto dalle tre più grandi imprese lattiero-casearie del paese.

Il latte alla melammina ha già ucciso quattro neonati. La sostanza provoca infatti calcoli e insufficienza renale. Migliaia sono i bambini ricoverati in ospedale, di cui più di cento in gravi condizioni.


Anche la Nestlè ha dovuto ritirare dal commercio un suo prodotto a base di latte Hht a lunga conservazione, dopo che a Hong Kong un organismo locale di controllo vi ha rilevato la presenza di tracce di melammina.


Il sottosegretario con delega alla Salute, Francesca Martini - alla stregua dei suoi colleghi della passata legislatura quando si scoprirono i latticini avvelenati alla diossina - fino a ieri diceva di stare tranquilli rassicurando che quel latte non poteva essere commercializzato in Europa e quindi anche in Italia.


Oggi però ha convocato, nella sede del ministero, un vertice con il direttore generale della sicurezza degli alimenti Silvio Borrello e il comandante dei carabinieri del Nas, il generale Saverio Cotticelli.


Scopo dell'incontro, informa il ministro, è "definire una strategia comune volta a potenziare i controlli transfrontalieri al fine di scongiurare il rischio di introduzione nel nostro Paese di prodotti vietati e ridurre a zero la possibilità di rischio per la salute pubblica".


Che dire? Noi non siamo tranquilli. L'insicurezza alimentare non ha più confini e bisogna stare allerta controllando scrupolosamente e seriamente la filiera alimentare.


Se l'etica, specie quella di chi ha a che fare con la salute degli esseri umani (industrie alimentari e farmaceutiche, medici e operatori sanitari ecc.), è ormai un termine reperibile solo nei dizionari, possiamo però ancora sperare in una maggiore severità e una più incisiva azione da parte delle autorità preposte sia a livello locale che sovranazionale. Al loro senso di responsabilità e alla loro nettezza è affidata la nostra sopravvivenza. Oremus!


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