Velenitaly: perché non c'è trasparenza?

Bimba che osserva un piatto di pastaIn un recente post avevamo parlato del problema delle sofisticazioni alimentari e dei veleni che attraverso alimenti e bevande giungono sulle nostre tavole.


Nell'articolo che avevamo ivi citato l'autore comunicava tra l'altro ai lettori di non aver potuto fare i nomi delle aziende coinvolte nello scandalo, perché non era riuscito ad ottenere la lista.


In una scheda dal titolo "Ministro, fuori i nomi", accessibile dalla stessa pagina, Letizia Gabaglio fa notare che da tempo le associazioni dei consumatori chiedono che vengano resi noti i nomi di chi viene scoperto dai NAS a smerciare cibo contraffatto.

"...questo provvedimento appare davvero l'unico modo - osserva la giornalista - per separare il grano dal loglio, e salvare i produttori che lavorano bene. Come, per esempio, quei produttori onesti della mozzarella e del latte di bufala che oggi chiedono di essere tutelati dagli allarmismi. Perché chi sono i colpevoli, il ministero della Salute lo sa, giacché i Nas consegnano al ministro i risultati delle loro indagini, con la lista delle aziende che hanno distribuito latte non conforme alle normative."


Viene definito "silenzio complice" quello del Ministero della Salute: "... si continuano a nascondere i marchi fuori legge, pensando così di tutelare l'immagine del prodotto e, magari, il buon nome del made in Italy. Insomma: niente scandali. In Gran Bretagna, invece, la politica è quella della trasparenza. E i consumatori inglesi possono subito sapere quali sono le aziende incriminate."


La tesi del preservare innanzitutto l'immagine estera dei brand italiani prevale anche nelle associazioni di categoria. In pratica il consumatore non deve sapere. Ma qualcosa intanto è sfuggito dalle maglie della rete.


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