C'era una volta il Brunello

Filari di viti a Montalcino - SIUn'indagine della Procura di Siena ha scoperto che buona parte del Brunello di Montalcino, uno dei vini italiani più celebri nel mondo, il primo che ottenne la qualifica di DOCG, è truccata!


Crolla un mito, quello di un grande toscano corposo e vellutato, nettamente superiore alla media, ottenuto dalla vinificazione di un solo vitigno e invecchiato a lungo - quattro anni per la normale produzione e cinque per la riserva - in botti di legno.

La gradazione minima del Brunello di Montalcino è di 12,5 gradi e sopporta lunghi invecchiamenti, migliorando ed affinandosi per almeno dieci anni fino a trenta e più, a seconda dell'annata e della corretta conservazione.


Come riporta un recente articolo dell'Espresso, i produttori stessi hanno violato le regole mischiando uve diverse da quelle previste dal disciplinare di produzione. Le aziende coinvolte nel senese sono cinque e gli indagati più di 20. La frode arriverebbe, per alcune annate, fino al 40% del vino prodotto.


Quella dell'adulterazione del Brunello, come rileva l'articolo, non è l'unica e altri prestigiosi marchi del settore agroalimentare italiano sarebbero coinvolti: Chianti Classico allungato con Montepulciano d'Abruzzo, olio d'oliva extravergine italiano fatto con olive tunisine, Passito di Pantelleria taroccato, aceto balsamico di Modena prodotto nel casertano...


E così la credibilità nel mondo dei nostri brand più prestigiosi va a farsi benedire.


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