Vandana Shiva: il bene comune della Terra

Vandana Shiva e donne che raccolgono acquaLa scienziata ecologista indiana Vandana Shiva si scaglia nuovamente contro il neoliberismo, principale causa per lei dei disastri ambientali, economici e sociali del pianeta.


Ne scrive nel suo ultimo libro "Il bene comune della Terra", individuando le origini dei problemi attuali nella politica di privatizzazione delle terre, avviata dai dominatori inglesi nei secoli passati, che ha estromesso masse di contadini dai propri campi coltivati convertendoli in erba da pascolo per la produzione di lana, fonte di elevati guadagni per le grandi compagnie commerciali.


L'economia di mercato ha sostituito così quella del sostentamento ed è stata spacciata, dice la Shiva, per progresso e sviluppo, quando invece ha accresciuto sempre più le disuguaglianze, favorendo l'arricchimento di pochi a fronte della povertà di molti e di un elevato degrado ambientale.


Un esempio di questa dissennata forma di sfruttamento delle persone e delle risorse è il forte inquinamento e la rapina delle risorse idriche: gli impianti per la produzione di bibite commerciali sono fortemente inquinanti e sottraggono milioni di litri d'acqua al giorno alle popolazioni locali.


Vandana Shiva propone, per un mondo equo, solidale e fondato sullo sviluppo sostenibile, un manifesto d'azione articolato in 11 punti intitolato "I Principi della democrazia sulla terra".


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