Big Pharma: il "j'accuse" di Barnard e la difesa della Gabanelli

Collage: marketing dei farmaciNei commenti al post del 15.02.2008 TARO ci rammentava l'incresciosa vicenda di Paolo Barnard, autore, anni addietro, per la trasmissione Report della RAI di un documentario sulla pratica del comparaggio e per questo denunciato da un informatore farmaceutico che si ritenne danneggiato dalle rivelazioni fatte nel reportage.


Il giornalista sostiene, in una lettera diffusa nei giorni scorsi sul web, di aver subito una vera e propria censura che di fatto paralizzerebbe "l'opera di denuncia dei misfatti sia italiani che internazionali da parte di tanti giornalisti 'fuori dal coro'."

Di che si tratta? Nel 1994 Barnard svolse un'inchiesta ("Little Pharma & Big Pharma") per la trasmissione Report di Milena Gabanelli sui metodi di marketing con cui alcune case farmaceutiche tentano di corrompere i medici con regali e congressi di lusso in posti esotici per ottenere maggiori prescrizioni dei loro farmaci. La trasmissione fu replicata anche nel 2003.


"Per 10 anni Milena Gabanelli mi aveva assicurato - afferma Paolo Barnard - che in questi casi io (come gli altri redattori) sarei stato difeso dalla RAI, e dunque di non preoccuparmi. La natura dirompente delle nostre inchieste giustificava la mia preoccupazione. Mi fidai, e per anni non mi risparmiai nei rischi. All'atto di citazione in giudizio, la RAI e Milena Gabanelli mi abbandonano al mio destino. Non sarò affatto difeso, mi dovrò arrangiare. La Gabanelli sarà invece ampiamente difesa da uno degli studi legali più prestigiosi di Roma, lo stesso che difende la RAI in questa controversia legale.Ma non solo. La linea difensiva dell'azienda di viale Mazzini e di Milena Gabanelli sarà di chiedere ai giudici di imputare a me, e solo a me (sic), ogni eventuale misfatto, e perciò ogni eventuale risarcimento in caso di sentenza avversa."


La conduttrice RAI così si difende dall'accusa del collega: "Ogni azienda, giornale o tv fornisce l'assistenza legale (ovvero paga l'avvocato) ai propri dipendenti, non ai collaboratori. (...) La tutela veniva fornita a me in virtù del contratto di collaborazione con la rai, ma 'a discrezione', ovvero dovevo presentare una memoria difensiva con la quale dimostravo, punto per punto, di aver agito bene. Non avendo l'autore del servizio nessun contratto di collaborazione con la rai (pochè vende il pezzo), si assume i rischi in caso di richiesta di risarcimento danni. La realtà era questa: o prendere, o lasciare. Gli autori furono messi a conoscenza della questione e tutti decisero di continuare 'l'avventura' con Report."


Non entriamo nel merito degli accordi di tipo contrattuale tra l'azienda pubblica e i suoi collaboratori, ma riteniamo che un giornalista di frontiera, coraggioso e impegnato su temi etici così scottanti, come quello della manipolazione della salute, che riguardano gli interessi di tutta la collettività, non andrebbe abbandonato così, more Pilati, al suo destino.


Leggi la lettera aperta di Paolo Barnard e la risposta della Gabanelli.


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