Mito del colesterolo: la risposta dei dottori

Scatoline di farmaci anticolesteroloNel post di ieri commentavamo un recente articolo sul mito del colesterolo e i supposti interessi dell'industria farmaceutica nell'alimentarlo.


Un amico, Renato, mi segnala l'intervento di due medici, sul Corriere della Sera dell'altro ieri, i quali esprimono disappunto nei confronti della giornalista e di un suo collega, e la replica di questi ultimi.


Oggi si sono aggiunti anche due farmacologi a difesa della tesi convenzionale. Ad essi l'autrice dell'articolo incriminato rivolge una domanda.


Riporto la discussione in calce senza commento e lascio a voi la valutazione.


Ricordo che il tema della critica al marketing farmaceutico è stato ampiamente trattato in vari post di Protonutrizione. Per i dettagli sul cosiddetto "mito del colesterolo" vedi la serie dedicata di cinque post a partire da qui.

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Interventi e Repliche
II colesterolo (cattivo): farmaci e dubbi
I commenti e le considerazioni che si leggono nei due articoli del Corriere pubblicati il 7 febbraio con i tìtoli «Il tramonto del mito del colesterolo (cattivo)» di Adriana Bazzi e «Le "malattie" create ad arte» di Mario Pappagallo, lasciano sorpreso il mondo scientifico e mettono in confusione il pubblico nella interpretazione dei fattori di rischio delle malattie cardiocerebrovascolari. Nel rispetto della comunità scientìfica, della comunità medica e soprattutto dei pazienti e dei soggetti con fattori di rischio di malattia cardiovascolare, è nostro dovere prendere una posizione chiara su questo tema. Sulla base dell'incontrovertibile documentazione scientifica che dimostra l'efficacia degli interventi sui fattori di rischio, ed in particolare delle alterazioni dei livelli plasmatici del colesterolo, nella prevenzione delle malattie cardiovascolari, chiediamo una rettifica immediata di quanto scritto nei due articoli citati, per evitare interpretazioni fuorvianti. È poi anche necessario che i sottintesi e le allusioni che in detti articoli è possibile leggere, su una pretesa "mitologia delle malattie" veicolata dalla classe medica, abbiano una immediata smentita, considerando il loro risvolto diffamatorio.
Rodolfo Paoletti
Presidente Fondazione Italiana per il Cuore
Andrea Peracino
Vicepresidente Fondazione Italiana per il Cuore


Nel rispetto de! paziente vorrei anche ricordare le 50 morti provocate dall'anticolesterolo Lipobay (nel 2001). E ribadisco: il British Medicai Journal ha più volte denunciato il problema del conflitto dì interessi fra mondo scientifico e industria
Adriana Bazzi


La denuncia di una «mitologia» della medicina non è un'allusione ma viene accreditala da parte della stessa classe medica e appare su riviste scientifiche che, se avessero dubbi, eviterebbero di tenerne conto.
Mario Pappagallo


[Il Corriere della Sera 12.02.2008, pag.43]


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Adriana Bazzi, sul Corriere del 7 febbraio, parla dello studio Enhance, che avrebbe dato «l'ultima spallata al dogma che colesterolo alto è uguale a rischio cardiovascolare», e conclude che un'assoluzione del colesterolo stesso potrebbe essere in arrivo dal mondo scientifico. Cosa dice Enhance in realtà? Lo studio (che per la sua struttura nulla può dire della relazione tra colesterolo e rischio cardiovascolare} ha confrontato gli effetti di due trattamenti di riduzione del colesterolo LDL (il colesterolo -cattivo-): uno aggressivo (-41%> ed urto molto aggressivo (-58%). Enhance, quindi, ha messo a confronto due trattamenti di diversa efficacia nel ridurre la colesterolemia: l'informazione ricercata, di conseguenza, era quanto sia opportuno abbassare la colesterolemia, e non se valga la pena di farlo (cosa ben nota da anni). Enhance, inoltre, è uno di quegli studi che potremmo definire "di contrno", condotti per meglio comprendere i meccanismi di azione dei tarmaci, ed ì loro effetti sul cosiddetti -end-point surrogati-: non correlati cioè direttamente alia salute del paziente, ed alla comparsa di specifiche malattie. Gli autori, infatti, non hanno conteggiato i casi di infarto o di morte (come negli studi storici che hanno dimostrato l'utilità della riduzione del colesterolo), ma hanno misurato lo spessore della parete delle arterie carotidi all'inizio ed alla fine dello studio: senza trovare differenze significative tra i due gruppi di trattamento. Enhance, in conclusione, è interessante sul piano scientifico, ma probabilmente poco o nulla rilevante sul piano pratico, e concludere dai suoi risultati che ridurre il colesterolo non serve è del tutto inapproprialo. Significa ignorare 60 anni di ricerca epidemiologlca, ed i risultati di molti studi che hanno dimostrato in modo coerente e convincente, praticamente senza eccezioni, che abbassare il colesterolo riduce il rischio di infarto. E rischia di vanificare il ruolo della dieta nel controllo della colesterolemia: se solo alcuni farmaci (le statine), indipendentemente dal loro effetto sul colesterolo, possono ridurre il rischio di infarto, come sembra sostenere la Bazzi. perché mai infatti si dovrebbe seguire uno stile alimentare appropriato per ottenere un risultato inutile come il calo del colesterolo nel sangue?
Andrea Poli
Alberìco L. Catapano
Dipartimento Scienze Farmacologiche Università di Milano


Ma perché i ricercatori (finanziati dall' industrìa) continuano a promuovere studi di «contorno»,  irrilevanti sul piano pratico, che gettano tutti nel panico quando non danno i risultati sperati?
Adriana Bazzi


[Corriere della Sera 14.02.2008, pag.53]


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