La spudoratezza delle case farmaceutiche: prima rubano, poi fanno causa ai derubati

Foto di donna indiana Abbiamo più volte parlato dell'aspetto problematico e purtroppo spesso antietico legato al marketing farmaceutico in vari post dedicati all'argomento.


Leggiamo a proposito da L'Espresso un'interessante riflessione di Suketu Mehta sul rapporto che le multinazionali del farmaco hanno con i rimedi tradizionali di alcune culture e civiltà:



"Le case farmaceutiche occidentali fanno miliardi con alcune medicine prodotte inizialmente dai paesi in via di sviluppo. Ma i rimedi alle erbe, come la zucca amara o il Turmeric, conosciuti per la loro efficacia nella cura di tutto, non portano alcun guadagno a quei paesi i cui saggi per primi ne avevano individuato le virtù. Il governo indiano ha calcolato che ogni anno nel mondo vengono emessi circa 2 mila brevetti legati alla medicina tradizionale indiana."


Stessa cosa è accaduta per l'antica scienza spirituale dello Yoga, un sapere considerato un tempo universale e i cui insegnamenti, includenti anche pratiche per il benessere psicofisico, saccheggiati a man bassa, oggi contano solo in America centinaia tra copyright e brevetti e migliaia di marchi.


Dovrebbero quindi, osserva Mheta, restituire il favore "rendendo disponibili quei farmaci salvavita a prezzi ridotti, o per lo meno permettere alle case farmaceutiche indiane di produrne i generici. Se la posizione del loto appartiene al genere umano, altrettanto dovrebbe valere per la formula del Gleevec, il farmaco per curare la leucemia per il quale una casa farmaceutica svizzera, che ne ha registrato il brevetto, sta facendo causa al governo indiano."


Per fortuna non sempre gli è andata liscia, vedi questo post degli Amici di Angal.


Leggi l'articolo completo di Suketu Mehta su L'Espresso.


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