Droghe vere per diagnosi false?

vignetta su bimbo adhdNel post di ieri abbiamo presentato due vignette satiriche sul tema delle cosiddette droghe legali e cioè, nell'ironia, sia quelle che alcuni personaggi altolocati si consentono seppur proibite dalla legge, sia quelle prescritte regolarmente in forma di psicofarmaci.


Tra queste ultime particolarmente controversa è la questione del metilfenidato, un anfetamina che era nella lista degli stupefacenti ed è stata reintrodotta di recente in Italia per il trattamento dei cosiddetti disturbi dell'attenzione e dell'apprendimento nei bambini (ADHD).


Si calcola che i bambini italiani che attualmente assumono psicofarmaci siano tra i 30.000 e i 60.000. Il punto è che, anche da fonti ufficiali, si riconosce che la sindrome definita ADHD non è una patologia organica che implichi squilibri biochimici sicuri e ben accertati. Ciononostante viene curata con sostanze chimiche.

Come avevamo considerato in un post precedente, neanche è certo se l'ADHD esista davvero o sia un etichetta generalizzata applicata a una serie di comportamenti anche molto diversi tra loro (es. iperattività e disattenzione).


A proposito di chi dovrebbe garantire opportune diagnosi e controlli, leggiamo in un recente articolo critico di Luciano Gianazza, pubblicato su medicinenon "...Una volta i professionisti erano gli insegnanti; oggigiorno abbiamo l'equipe psico-pedagogica che munita di altisonanti *Progetti psicologici*, basati sul controllo del comportamento, e entrata nella scuola, somministra test, questionari di improbabile validità scientifica, ne valuta i risultati ed infine etichetta il bambino, visto che qualsiasi difficoltà puo rientrare tranquillamente in qualche *disturbo psichiatrico* come ADHD o la discalculia, la disortografia, ecc.; i genitori non vengono mai completamente informati su cosa si farà esattamente con questi progetti, che spesso sono i più variegati e i questionari psicologici invasivi che sollecitano dati sul bambino e sulla famiglia, sono spesso compilati senza il consenso dei genitori, per non parlare di come si utilizzeranno le informazioni raccolte, come verranno valutate e dove andranno a finire. Spesso le etichette rimangono nella storia dell'alunno che se le porta avanti anche negli anni successivi e i genitori restano inconsapevoli che il loro figlio sia stato schedato. Molti bambini vengono poi indirizzati in centri di neuropsichiatria infantile che sono il punto d'ingresso verso trattamenti farmacologici, anziché interventi didattici e sociali...".


Leggi l'articolo completo su medicinenon.


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