E degli psicofarmaci si può fare a meno?

capsule di psicofarmaciNel post precedente che riportava alcune citazioni da un articolo del Dr. Mastronardi, l'autore diceva tra l'altro, riferendosi agli psicofarmaci, "...benché ci si ostini a chiamarli medicine sono molto diversi dai farmaci per la cura di malattie (...) alterano la mente, alterano l'umore, ciò significa che sono in grado di cambiare il modo di pensare, di sentire della persona o di alterare quello che una persona vede (...) La cosa grave è che questi farmaci godono di molto favore da parte dell'ambiente medico, sono facilmente reperibili ma questo non toglie nulla alla loro pericolosità".


Abbiamo già trattato il tema (vedi qui un elenco dei post principali) e dai dibattiti che ne sono conseguiti si sono evidenziati sia i pro che i contro. Abbiamo anche parlato nel blog delle possibili alternative naturali. Oggi presentiamo le considerazioni critiche di uno psichiatra[1], una persona quindi, come si direbbe, al di sopra di ogni sospetto:

"Nell'ultima decade è aumentato continuamente il ricorso agli psicofarmaci, non solo all'interno della psichiatria, ma nella medicina nel suo complesso, e persino nell'ambito scolastico (...) È usanza comune degli psichiatri privati dare ai pazienti un farmaco durante la prima visita e spiegare loro che avranno bisogno di farmaci per tutta la vita. Medici di famiglia, internisti e altri medici prescrivono in gran quantità antidepressivi e tranquillanti minori. Professionisti non medici, come gli psicologi e gli assistenti sociali, si sentono obbligati a consigliare ai loro pazienti una valutazione di trattamento psicofarmacologico. In questo maniera la medicalizzazione farmacologia porta aggressivamente all'esclusione della psicoterapia. Farmaci per adulti vengono prescritti in quantità sempre maggiori ai bambini.


Anche i non professionisti si sono uniti all'entusiasmo per gli psicofarmaci. A causa del supporto dei mass-media a questa campagna a favore dei farmaci e delle campagne pubblicitarie e di promozione delle case farmaceutiche, i pazienti spesso arrivano allo studio del dottore avendo già in mente il nome di una medicina. I docenti spesso raccomandano agli alunni una valutazione di trattamento psicofarmacologico.


(...) gli psicofarmaci non sono trattamenti specifici per nessuna specifica malattia mentale. Invece di correggere squilibri biochimici, gli psicofarmaci li causano, a volte in maniera permanente.


(...) gli approcci sociali, educativi e spirituali sono i più utili nell'aiutare gli individui a superare i propri problemi personali e a vivere una vita più piena di significato".[2]


Per un maggiore approfondimento sulle tesi del Prof. Breggin consigliamo la lettura dei suoi libri, di cui uno (nel quale è coautore) tradotto anche in italiano. Ne riparleremo comunque presto.


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1. Dr. Peter Breggin, psichiatra direttore del "centro per lo studio della psichiatria e la psicologia" di Bethesda nel Maryland.
2. P. Breggin, Brain-Disabling Treatments in Psychiatry: Drugs, Electroshock, and the Role of the FDA, Springer Publishing Company; 1997. [Traduzione di Corrado Penna]


@ Per quesiti e approfondimenti scrivi all'autore

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