Bavaglio ai bloggers? Ma no, state tranquilli...

vignetta di blogger impiccato dllo schermoChiedo scusa ai lettori normalmente abituati a leggere qui di argomenti connessi alla salute e alla prevenzione, se tratto un soggetto fuori dalle abituali tematiche. Ma, essendo questo un blog ed essendo apparentemente a rischio le sopravvivvenza di questo mezzo di comunicazione e informazione a causa di una proposta di legge potenzialmente liberticida, mi sembra giusto parlarne e informare del problema.


Beppe Grillo, riprendendo una notizia pubblicata giovedì da mentipericolose, nel suo ultimo post, mette in allarme i bloggers:  "Ricardo Franco Levi, braccio destro di Prodi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha scritto un testo per tappare la bocca a Internet. Il disegno di legge è stato approvato in Consiglio dei ministri il 12 ottobre. Nessun ministro si è dissociato. Sul bavaglio all'informazione sotto sotto questi sono tutti d'accordo. La legge Levi-Prodi prevede che chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al ROC, un registro dell'Autorità delle Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro (...) L'iter proposto da Levi limita, di fatto, l'accesso alla Rete. (...) La legge Levi-Prodi obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all'albo come direttore responsabile. Il 99% chiuderebbe."

Ma non tutti i ministri, come sostiene Grillo, sembra siano d'accordo. Antonio Di Pietro dalle pagine del suo sito fa sapere: ''La mia opinione è che vada immediatamente bloccato il disegno di legge che, nei fatti, metterebbe sotto tutela Internet in Italia e ne provocherebbe probabilmente la fine.''  Alfonso Pecoraro Scanio sul suo blog proclama: "I Verdi sono contrari all'obbligo di registrazione per i blogger.'' Dobbiamo crederci?


Lo stesso Levi si affretta a tranquillizzare Grillo e i suoi lettori (Adnkronos): "Caro Grillo, ho letto il suo commento al disegno di legge di riforma dell'editoria appena approvato dal governo e vorrei tranquillizzare lei, i lettori del suo blog e, più in generale, il 'popolo di Internet'. Con il provvedimento che tra pochi giorni inizierà il suo cammino in Parlamento non intendiamo in alcun modo ne' 'tappare la bocca a Internet' ne' provocare 'la fine della Rete'."


Ma le perplessità sui reali fini del provvedimento restano forti come spiega nel dettaglio anche questo articolo di Punto Informatico che fa notare come la definizione di prodotto editoriale con questo disegno governativo, assuma nuovi inquietanti connotati: "Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso" (art 2, comma 1).


C'è da dire che anche alcuni bloggers consigliano di non preoccuparsi. Beata incoscienza o più lucida e pacata riflessione?


Fr4ncesco commenta nel suo ultimo post: "Non ci possono essere limitazioni proprio perchè è impossibile porle. La rete è ovunque, non ci sono confini, manca la componente territoriale sulla quale applicare questa pseudo-legge che, sono convinto, non verrà mai approvata perchè palesemente anti costituzionale. Manca la possibilità di imporre un bollo, un pagamento o un'iscrizione, perchè io potrei anche destinare il mio blog all'America, alla Birmania, ovunque. E non si può imporre nulla a chi si trova dall'altra parte dell'oceano. L'accessibilità della rete è così vasta che questa legge perde di senso se solo è accostata al contesto reale al quale dev'essere, o dovrebbe essere, applicata. E' una legge talmente stupida, che rappresenta un falso problema per tutti noi."


Blob in the Sprawl sostiene che, anche se passa la legge, rimane comunque un via d'uscita: "...obbligare alla registrazione su tutti i siti, in questo modo non sarebbero comunicazioni private tutelate dall'articolo 15 della costituzione?"


E scusate se è poco ironizza: "Ecco come risolvere i problemi di occupazione nel nostro paese: assumere un giornalista caporedattore per ogni blog.". Ma subito aggiunge: "D'ora in poi solo i ricchi potranno permettersi il lusso di esprimere le loro opinioni, i loro pensieri, le loro baggianate. Ancora una volta politica ed informazione strette a doppi nodi...come dire: le regole di buon vicinato di casta!"


Anche alcuni commentatori al post di Grillo sottolineano, più che la preoccupazione, l'aspetto comico della faccenda. Ne stralcio un paio:


"...e se io il mio sito o blog che sia lo metto su un server che risiede a parigi o a new york o a lugano?? di fatto il materiale che posto non è in Italia, e mica posso bloccare l'accesso degli utenti italiani a un host francese :D ... ma chi le partorisce queste leggi a cosa cazcidenti pensa!!!" (Alessandro)


"...questi burocrati del ca..o (ops, scusate, di nuovo) vedono la rete come il Registro delle Imprese, con tanto di timbri gocciolanti e carta assorbente. Sono rimasti alla penna e calamaio, al massimo al telefono a rotella. Lascia perdere Grillo... mettiti a ridere, perchè questa gente è rimasta indietro di trent'anni. Farebbe davvero ridere non facesse pena, e non ci governasse. 12 ore dall'entrata in vigore della regola, ci saranno più blog di prima, e nessun funzionario ignorante e analfabeta degli organi preposti al controllo, ci capirà una fava. E a personaggi come questo in foto, daremo allegramente del coglione. Sono ridicoli, semplicemente delle macchiette. Da farci un film di comiche!" (Guido)


Bah, speriamo davvero che abbiano ragione...


Image courtesy cosassencillas.wordpress.com


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