Un tassametro per gli alimenti

sacchetti con alimentiNel post precedente abbiamo accennato al bioregionalismo in relazione al privilegiare l'uso di cibi locali e stagionali. Ciò, dicevamo, diminuirebbe l'impatto ambientale dovuto ai costi energetici e all'inquinamento dei trasporti.


Gli anglosassoni hanno proposto un neologismo per sottolineare questo aspetto del problema: Food miles. Sarebbe come dire "il contachilometri degli alimenti", che si può addirittura misurare secondo parametri e indici numerici.


L'idea è quella di sensibilizzare i consumatori a considerare non solo il prezzo e l'aspetto dei cibi acquistati, ma anche la distanza coperta e i chilometri percorsi per giungere sulle loro tavole. E anche invitare i legislatori a riflettere sulla salute pubblica e sulle conseguenze per l'ambiente della liberalizzazione del commercio dei prodotti agricoli.


I professori Tim Lang, dell'Università di Londra, e Jules Pretty, dell'Università dell'Essex, in una ricerca pubblicata dal Food Policy Journal hanno calcolato in modo scientifico i costi dovuti alle distanze che percorre il cibo prima di giungere alle nostre tavole e hanno concluso che se gli inglesi consumassero solamente cibo prodotto nel raggio di 20 km da casa loro, il risparmio annuale totale per la società sarebbe di 2,1 miliardi di sterline all'anno. Ad esempio, si può scoprire che un prodotto proveniente dal Brasile percorre oltre 5400 miglia per raggiungere Londra e produce circa 1585 Kg di CO2 viaggiando in aereo.


Secondo i suoi fautori, il concetto di foodmiles è semplice e immediatamente comprensibile: "Potendo scegliere, quale cibo scelgo? Quello con meno chilometri alle spalle."


@ Per quesiti e approfondimenti scrivi all'autore

  • shares
  • Mail
2 commenti Aggiorna
Ordina: