Acqua: davvero quella del rubinetto è migliore?

uomo che si disseta a una fonte pubblica E' da tempo ormai che varie associazioni sia di ambientalisti che di consumatori conducono un'appassionata battaglia contro le acque minerali e a favore dell'acqua potabile normalmente erogata nelle abitazioni.


Ma sembra che gli italiani l'acqua del rubinetto proprio non la vogliano mandar giù. Infatti, la bevono solo due su dieci. Eppure, sostengono i partigiani dell'acqua corrente, che non sia male, almeno nella maggior parte dei casi.


I motivi che spingono i consumatori a preferire l'acqua in bottiglia sono sostanzialmente che essa ha un gusto migliore e l'idea invalsa, spinta anche dalla pubblicità, che contribuisca maggiormente al benessere fisico e sia sicura e controllata.

Su quest'ultimo punto ci sono opinioni contrastanti e fino a qualche anno fa (oggi la legislazione è più severa) si evidenziava che le minerali fossero soggette a minori controlli. D'altra parte leggere certe analisi sulle acque potabili, dove risultano presenti sostanze tossiche 100 volte superiori ai limiti massimi, non è per niente confortante.


Sono d'accordo con Marco Pagani che l'impatto ambientale di miliardi di bottiglie di plastica non sia più sostenibile. Un'alternativa per gli amanti delle bollicine sarebbe tornare al vetro, materiale direttamente riciclabile, e già alcune aziende offrono questo servizio, anche a domicilio. Un po' come il vecchio lattaio degli anni '50.


Recentemente ho avuto occasione di ascoltare personalmente un'intervista a Ettore Fortuna, presidente di Mineracqua (Federazione italiana delle industrie delle acque minerali naturali, delle acque di sorgente e delle bevande analcoliche), l'organizzazione imprenditoriale che raggruppa, rappresenta e tutela le industrie italiane che confezionano acque minerali naturali, acque di sorgente e bevande analcoliche.


La risposta di Fortuna alle varie accuse e ai dubbi, sul piano igienico-sanitario, mosse alle acque minerali è stata che quelle italiane sono tra le migliori in Europa e il regime di controlli che vige in Italia non ha eguali in nessun altro Paese.


"Le acque di rubinetto - controbatteva Fortuna - sono potabili per legge. Facciamo l'esempio dell'acqua di Roma, considerata tra le migliori. Appena captata è effettivamente perfetta. Il fatto è che prima di arrivare nelle case fa 70 chilometri nelle condutture ed è in questo percorso che perde le caratteristiche originarie. Allora, per legge, deve essere disinfettata. L'acqua minerale è un prodotto della natura e la catena produttiva è all'insegna del massimo controllo e della qualità. Da noi lavorano geologi, chimici, biologi che controllano la sorgente e la qualità dell'acqua; inoltre il processo di imbottigliamento avviene in ambiente sterile. Poi ci sono i controlli dei laboratori esterni. Quanto alla distribuzione - precisava l'intervistato - dall'imbottigliamento alla tavola non passano mediamente più di 15 giorni. Tenere l'acqua in magazzino sarebbe per noi economicamente negativo."


Indubbiamente si penserà che il presidente di Mineracqua, con un fatturato complessivo che si approssima in Italia tra tutte le aziende ai 6 miliardi di euro, dovesse portare per l'appunto "acqua al suo mulino". Ma io ritengo che quello delle acque, in un paese come il nostro particolarmente ricco di sorgenti grazie anche alla particolare conformazione del territorio dove si trovano rocce granitiche, dolomitiche e vulcaniche che consentono alle acque di autofiltrarsi e acquisire minerali, non sia un discorso così semplice e scontato e vada ulteriormente approfondito da vari punti di vista: economico, politico, salutistico e ambientale. Lo affronteremo prossimamente in maggiore dettaglio.


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