La provetta dei miracoli

vignetta su esperimento in vitro


Leggendo una notizia, comunicata dall'ANSA il 25 c.m. e riportata ieri anche in Blogosfere, che alcuni ricercatori dell'università di Pavia hanno verificato l'azione antibatterica in vitro di un mix composto da sei acidi, mi è tornato in mente, per semplice associazione o forse per analogia, quanto scrisse Gianfranco Di Mare, autore di Wellness & Performance, su un consimile esperimento. Ho inserito quindi 'peperoncino' nel motore interno del blog e ho ritrovato  il suo commento:


"Tempo fa lessi una serissima ricerca nella quale si 'dimostrava' che il peperoncino ha effetti antibiotici. Sapete come hanno condotto la ricerca? Hanno versato delle gocce di soluzione di peperoncino in una coltura batterica. Hanno quindi constatato con grande entusiasmo scientifico che i batteri erano morti (sarebbe morto anche Giuliano Ferrara). Dopo aver stappato lo champagne la ricerca è stata pubblicata, e subito 'interpretata' dai media e dai produttori/distributori/amanti del peperoncino: mangiate peperoncino, ché ha un effetto antibatterico..."

Tornando allo studio degli scienziati italiani, essi hanno verificato che gli acidi in questione, messi in una provetta assieme a otto ceppi di streptococchi, coinvolti nella formazione della placca batterica e, di conseguenza, della carie, e uno streptococco che causa faringiti, avevano un'azione contrastante nei loro confronti.


Fin qui nulla di particolarmente eclatante o degno di nota: se si ha piacere, magari a scopo didattico, di verificare per l'ennesima volta che le sostanze acide, a una certa concentrazione, ammazzano i batteri, nulla di male.


Ma personalmente trovo a dir poco singolare il sillogismo che, seguendo una perfetta logica aristotelica, sembra abbia condotto i nostri biochimici a dedurre che, poiché una percentuale di quegli acidi - acetico e tartarico in particolare -, è contenuta anche nel vino (sia rosso che bianco) ergo la celebre e gradita bevanda svolgerebbe "un'azione antimicrobica e potrebbe rappresentare un utile strumento per mettere a punto nuove terapie di prevenzione della carie e delle infezioni alle prima vie respiratorie."


Non dubito che un buon calice di qualità, corroborando il corpo e rallegrando lo spirito, possa farci sentire bene e apportare anche qualche benefica e utile sostanza (ne parlammo qui), tanto meno dell'azione antisettica e disinfettante, a tutti perfettamente nota, dell'alcol, ma la notizia, messa in questi termini, lascia un minimo perplessi. Avranno brindato anch'essi dopo l'esperimento come quelli del peperoncino? Meglio, spero per loro, non prima, altrimenti poi il tradizionale motto poteva rischiare di confondersi da in vino a in vitro veritas.


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