Benefici del latte: incertezze scientifiche

Bottiglia di latte con disegno di muccaUna delle affermazioni, in campo nutrizionale, tanto ripetuta e sbandierata, quanto poco comprovata, è quella che il latte "fa bene alla salute".


L'idea è altamente radicata nella mentalità comune e influenza le abitudini alimentari di molti, rafforzata dalla mole dei messaggi pubblicitari dell'industria latteo-casearia.


La scienza invece, come abbiamo mostrato nei precedenti post, non garantisce affatto che il consumo regolare di latte possa risultare benefico per la maggior parte dei consumatori.


Anche le ultime Dietary Guidelines for Americans, dietro la forte pressione dei produttori, hanno modificato le raccomandazioni sui consumi per la maggioranza degli americani, portando a tre le due dosi consigliate nei rapporti precedenti. La motivazione principale è stata che "il latte fa bene alle ossa" (abbiamo già visto in questo post quanto la cosa sia fortemente in dubbio).


Studi condotti da ricercatori della Harvard School of Public Health mettono in discussione questo approccio, rilevando tra l'altro che:

"Gli studi di bilancio del calcio hanno un significato a breve termine. Gli studi a lungo termine offrono una panoramica più dettagliata sulle modalità di adattamento dell'organismo alla variazione delle quantità di assunzione del calcio nel tempo. Secondo questi studi a lungo termine dosaggi elevati di calcio a partire dal latte non riducono il rischio di osteoporosi. Altri traggono benefici da quantità inferiori. In India, Giappone e Perù, ad un consumo medio giornaliero di 300 milligrammi di calcio corrisponde un basso indice di fratture ossee. È possibile che fattori quali la maggior attività fisica o le maggiori quantità di vitamina D derivanti dall'esposizione alla luce del sole siano responsabili della differenza."


Il commento finale di Harvard è: "Allo stato attuale, non è provato che il consumo di più di una dose di latte al giorno, nel contesto di un regime alimentare adeguato (che solitamente prevede circa 300 milligrammi di calcio al giorno derivati da prodotti non caseari) possa ridurre il rischio di fratture. La presenza di dubbi irrisolti in materia di rischio di tumore alle ovaie e alla prostata induce a sconsigliare l'assunzione di dosi maggiori di prodotti caseari."


Questo non è certo il messaggio trasmesso dai media. E' perciò necessario sia un esame più approfondito dei rischi derivanti da un incremento nel consumo di latte e derivati, sia un'opportuna controinformazione.


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