Cannabis: proibita, libera o jazz?

fumatrice di hashishIl post della scorsa settimana sugli usi alternativi della cannabis ha ricevuto e continua a ricevere numerosi commenti con spunti diversi e interessanti.


Di fatto i lettori non si sono espressi sul tema specifico del post, che ineriva agli utilizzi ecologici della pianta, ma il dibattito si è sviluppato invece sull'uso cosiddetto ricreativo della sostanza e prevalentemente sulle implicazioni sociali e politiche che conseguirebbero a una sua liberalizzazione, auspicata, pur con vari distinguo, dalla maggior parte degli interventi.

Frank esordisce criticando le istituzioni che, secondo lui, dovrebbero smettere di dare la caccia ai fantasmi, liberalizzare qualunque sostanza "leggera" o "pesante" e invece aiutare chi si droga sistematicamente con strutture e servizi adeguati.


Mym invita a distinguere il problema dell'ordine pubblico da quello della tossicodipendenza e da quello sanitario: "ciò che evita gli scippi con la repressione non sempre (quasi mai) favorisce la libertà dalle sostanze, protegge dalle infezioni. Per esempio, guardando dal punto di vista esclusivamente dell'ordine pubblico la liberalizzazione (anche eroina di stato) sarebbe un colpo tale alle mafie da compensare qualsiasi altro discorso che riguardi l'ordine pubblico (morti per overdose, morti ammazzati, pizzo,   violenza ecc. non avrebbero più il potere economico principale). La somministrazione di eroina gratis (si può produrre a prezzi inferiori agli antiobitici...) farebbe scendere tutti i reati collegati (sono tantissimi, con conseguenti enormi quantità di sofferenze provocate), i processi, le spese per carceri (400 euro al giorno a persona), aumenterebbe il grado di salute (infezioni, denutrizione ecc.) dei tossicodip. che però sarebbero trattati da cronici ecc. ecc."


Marco Mozzoni (Addiction) invece sostiene un criterio tipico da studioso: "Il nostro approccio alla materia è scientifico: sosteniamo che la dipendenza da sostanze è una particolare malattia dell'organismo, curabile come tutte le altre (NIDA 2007)."


Giovanni fa notare che "coerenza vorrebbe che la società e lo Stato giudicassero con lo stesso metro di giudizio sostanze ugualmente dannose per la salute dei cittadini, mentre oggi il tabacco e gli alcoolici sono liberamente in commercio, sono socialmente tollerati ed in più rappresentano anche una fonte di guadagno non indifferente per lo Stato stesso."


Gianfranco Di Mare (Wellness & Performance) ricorda, tra l'altro "l'esperienza della Municipalidad de Barcelona, che mette a disposizione dei cittadini laboratori gratuiti per valutare la qualità delle droghe prima dell'assunzione, ed ambienti (una sorta di pub) dove drogarsi sotto tutela medica e civica." Ma dice che non la riproporrebbe in Italia.


Sergio introduce prima una divertente e ironica diversione sul basso elettrico e più oltre ci rammenta che la pianta induce "un approccio alla vita ampio, rilassato, contemplativo" e che "tutta la cultura della California music, e per essere più esatti della St. Francisco music (dei figli dei fiori, per intenderci), poggia sulla coltura della cannabis."


Miccichè si dichiara d'accordo a legalizzarla e, partendo dal sogno sessantottino di una "società nuova", estende il discorso ad una impietosa analisi degli eventi storici e politici del nostro paese a partire dal secondo dopoguerra.


Interviene ancora Mym con chiose e note a latere e Giuseppe che propone una riflessione sull'evoluzione dell'individuo e sul concetto di libertà, che ciascuno percepisce secondo la propria sensibilità ed esperienza.


La discussione resta comunque aperta e si suppone che avrà ulteriori sviluppi. Seguite il post.


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