La medicina preventiva di Geoffrey Rose

Libro di RoseGeoffrey Rose, uno dei più grandi nomi dell'epidemiologia, sosteneva che gli interventi di medicina preventiva per essere efficaci avrebbero dovuto essere rivolti a tutta la popolazione invece che essere mirati solo alle categorie a rischio.


Dopo la pubblicazione del libro "Le strategie della medicina preventiva" (tradotto in Italia dal Pensiero Scientifico Editore), gli interventi di politica sanitaria di molti paesi del mondo sono stati influenzati dalle sue teorie.


Il problema principale è che la distinzione tra prevenzione primaria (nel senso di evitare l'insorgenza della malattia nei sani) e prevenzione secondaria (evitare la progressione della patologia e l'insorgenza di effetti avversi nei malati) non è affatto un concetto scontato o semplice. Esso infatti richiede a sua volta una definizione del concetto di malattia tale da consentire di distinguere sani e malati.

Ma la soglia di percezione dei sintomi atti ad individuare lo stato di malattia varia per periodo storico e area geografica. Un'indagine condotta per conto dell'OMS mostra che la percezione soggettiva dello stato di salute in diversi paesi è inversamente proporzionale alla speranza di vita.[1]


Geoffrey Rose nota che ciò che consideriamo normale è influenzato da ciò che è prevalente: "Noi presumiamo che ciò che è comune, sia giusto". Quindi, i fattori sociali possono influenzare anche l'incidenza delle malattie determinando ciò che noi consideriamo malattia. L'obesità, la senilità, l'acne, i disordini dell'identità sessuale sono solo alcuni esempi.[2]


Come afferma Rodolfo Saracci, Presidente dell'Agenzia Regionale di Sanità della Regione Toscana, "Poiché essere sano è generalmente preferibile ad essere malato e venire successivamente guarito la prevenzione è intrinsecamente egualitaria in quanto abolisce radicalmente la differenza tra chi è sano e chi è malato. Questo vale sempre per la prevenzione per quanto realizzata ed in quanto fine, ma può valere o non valere per gli strumenti di prevenzione, la cui efficacia non solo può essere incompleta ma anche variabile in funzione di diverse caratteristiche dei gruppi a cui è applicata, ivi incluse quelle rilevanti per la definizione dell'equità e delle ineguaglianze sociali (genere, reddito, occupazione, grado di istruzione, residenza, ecc.). Ne deriva la conseguenza che la prevenzione, quando con questo nome si designi la prevenzione come concreto approccio, può essere o non essere il mezzo migliore per ottenere l'equità nella salute: e se giustizia ed equità si pongono come obbiettivo e criterio primario di guida delle azioni per la salute, la scelta tra diversi interventi preventivi e tra interventi preventivi e curativi deve tenere conto delle rispettive capacità di produrre risultati equamente distribuiti nella popolazione."[3]


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1. International Gallup Polls; World Health Organization 1989,1990.
2. Newell K.W. Global strategies - developing a unified strategy. In: Oxford Textbook of Public Health. Oxford Medical Publications. Oxford University Press. 1984. Vol.1.
3. Saracci R. Epidemiological strategies and environmental factors. Int J Epid 1978; 7:101-111.


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