Ritalin: esistono alternative naturali?

pubblicità del ritalinIeri abbiamo parlato degli effetti collaterali del Ritalin, lo psicofarmaco recentemernte riammesso in Italia per il trattamento dell'iperattività e disturbi dell'attenzione nei bambini (ADHD).


In precedenti post si erano esaminati anche alcuni aspetti nutrizionali connessi al problema e accennato a sostanze nutraceutiche e coadiuvanti naturali che possono aiutare i bambini in difficoltà senza pericoli o danni.


In particolare si è fatto riferimento alla feniletilammina (PEA), una molecola endogena, prodotta naturalmente dal nostro organismo, che è presente in diversi alimenti, ma soprattutto nei protonutrimenti come la microalga del lago Klamath, che ne costituisce in assoluto la fonte più ricca.

Diversi studi confermano le proprietà della PEA sulla stabilizzazione dell'umore e alcune ricerche più specifiche evidenziando che, a differenza delle anfetamine del Ritalin, la PEA produce i suoi benefici senza effetti collaterali e senza necessità di aumentare i dosaggi nel tempo, cioè senza produrre tolleranza.[1]


La PEA agisce attraverso la regolazione dei neurotrasmettitori e secondo i ricercatori  appare essere "uno dei modulatori dei processi cerebrali che sostengono l'energia fisica, emozionale e mentale".[2]


A ulteriore conferma di ciò, studi eseguiti in Giappone hanno riscontrato che nei soggetti affetti da ADHD ci sono livelli di PEA notevolmente più bassi del normale[3] e il meccanismo d'azione di farmaci come il Ritalin è basata proprio sulla capacità del suo principio attivo (metilfenidato) di aumentare i livelli di PEA.[4]


Lo studio dimostra che i bambini classificati come ADHD sono carenti di PEA, non solo ma che quelli, all'interno del gruppo, che mostravano miglioramenti dopo la somministrazione del Ritalin avevano anche un significativo aumento di PEA.


L'ipotesi è quindi che il farmaco funzioni proprio attraverso un meccanismo di modulazione fisiologica ottenibile anche per via nutrizionale e quindi sicura e naturale. Perché allora, ci si chiede, le autorità sanitarie preposte non valorizzano queste ricerche e approvano invece l'approccio farmacologico?


Riportiamo in merito l'opinione di Stefano Scoglio autore di una recente pubblicazione sull'argomento:


"... Purtroppo quasi nessuno ha interesse a finanziare questo genere di studi, che dimostrano come gli stessi farmaci, nella misura in cui funzionano, lo fanno attraverso una modulazione fisiologica ottenibile anche per via, appunto, fisiologica e naturale: ovviamente non le case farmaceutiche; meno ovviamente, ma purtroppo è la realtà, neppure le autorità sanitarie che, venendo meno al loro dovere di tutelare l'interesse pubblico alla salute, sì assoggettano agli imperativi delle lobbies farmaceutiche. Perché quello che questo studio dimostra è una cosa estremamente rilevante: il metilfenidato, o stimola la produzione di PEA, o non fa nulla! Questo significa, di nuovo, che se l'aumento di PEA può essere ottenuto per via fisiologica, il che significa per via alimentare e possibilmente anche attraverso l'esercizio fisico[5], non c'è alcun bisogno del farmaco con tutto il suo seguito di effetti collaterali devastanti associati alla necessità di aumentare progressivamente le dosi (tolleranza) e dunque i danni..."[6]


Invitiamo a leggere il libro del dr. Scoglio per una disamina completa e approfondita, corredata da numerosi riferimenti scientifici, dei rapporti tra nutrizione e ADHD.


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1.  H Sabelli, P Fink, J Fawcett and C Tom, Sustained antidepressant effect of PEA replacement, Rush University and the Center for Creative Development, Chicago, Illinois, USA.
2. Sabelli, H.C., Javaid, J.I., Phenylethylamine modulation of affect: therapeutic and diagnostic implications, in J Neuropsychiatry Clin Neurosci 1995; 7:6-14 .
3. Kusaga,A., Decreased b-phenylethylamine in urine of children with attention deficit hyperactivity disorder and autistic disorder, in No To Hattatsu, n. 34(3), 2002, pp. 243-248.
4. Kusaga, A. et al., Increased urine phenylethylamine after methylphenidate treatment in children with ADHD, in Ann Neurol, n. 52(3), settembre 2002, pp. 372-374.
5. Szabo, A. et al., Phenylethylamine, a possible link to the antidepressant effects of exercise?, in Br J Shorts Med, n. 35(5), ott. 2001, pp. 342-343.
6. Stefano Scoglio, Non è Colpa dei Bambini, Macro Edizioni, pag.85


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