Come prevenire le frodi scientifiche - I

ricercatrici in laboratorioGianfranco Di Mare giustamente rileva, nel suo post di oggi,  che gli scienziati e la ricerca sono, con gli opportuni distinguo, importanti per il nostro futuro.


Ciò non toglie che talvolta una ricerca miope e senza consapevolezza porti a conclusioni alquanto singolari se non addirittura paradossali come egli ha anche mostrato con emblematici esempi in precedenti post.


Abbiamo parlato frequentemente nel nostro blog di prevenzione e spesso i nostri lettori commentano e si interrogano sulle "verità" scientifiche che talora citiamo a sostegno di questa o quella sostanza o nutriente utile per mantenerci in buona salute.

Ovviamente prendiamo le nostre precauzioni e controlliamo bene le fonti, ma lo spettro della frode scientifica incombe costantemente e bisogna essere vigili e attenti.


In un'indagine svolta negli USA lo scorso anno è emerso che  circa il 15% dei ricercatori intervistati ha confessato di aver modificato i risultati dello studio cedendo alle pressioni dei finanziatori, il 10% ha dichiarato di aver firmato dei lavori a cui non ha partecipato e un terzo complessivamente ha ammesso comportamenti non eticamente corretti almeno una volta nel proprio lavoro.


A molti infatti, dopo martellanti campagne e maratone mediatiche, sorge spontanea la domanda: a chi diamo i soldi per la ricerca?


C'è però anche da dire che spesso la causa è solo il cattivo insegnamento o l'insufficiente formazione e di conseguenza i comportamenti, più che disonesti, sono solo negligenti o  superficiali. A volte infine ci sono anche degli errori che si fanno in perfetta buona fede nella fase terminale di valutazione dei dati.


Come si possono prevenire allora gli errori o le frodi scientifiche? Domani illustreremo la proposta di due studiosi americani e intanto invitiamo i lettori e gli altri bloggers a intervenire sul tema. [I - continua]


@ Per quesiti e approfondimenti scrivi all'autore

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