Alcol e omocisteina

Donna che porta birraAbbiamo visto in post precedenti come l'omocisteina, ancor più che il colesterolo, costituisca un indice di valutazione affidabile per la prevenzione delle malattie cardiovascolari.


L'omocisteina è un aminoacido, cioè una sostanza necessaria per la sintesi delle proteine, quindi un prodotto del normale metabolismo dell'organismo che, se però in eccesso, rappresenta un fattore di rischio importante per le patologie vascolari.


In un organismo sano, l'omocisteina viene riciclata in metionina grazie all'attività di alcuni fondamentali nutrienti detti "fattori di metilazione", ma se sono presenti deficit vitaminici, tipici dell'alimentazione attuale a base di cibi molto carenti di nutrienti essenziali, si osserva un aumento dei livelli plasmatici di omocisteina.


Alcuni lavori scientifici hanno preso in esame gli effetti dell'alcol sulle concentrazioni di omocisteina nel sangue (omocisteinemia). Se il consumo è moderato, l'alcol sembrerebbe avere un effetto positivo sui livelli di omocisteinemia. In uno studio[1] pubblicato dalla rivista scientifica Lancet un team di ricercatori olandesi ha verificato che l'assunzione di birra per tre settimane ha prodotto un aumento del 30% nei livelli di vitamina B6, contro il 17% del vino rosso e del 15% dell'alcool (gin) e si ritiene che più alti livelli di vitamina B6, contrastando la formazione di omocisteina, possano ridurre il rischio cardiovascolare, ma lo studio in questione lo ipotizza solamente.


Elevati livelli sierici di omocisteina possono dipendere sia da fattori congeniti (deficit enzimatici), che acquisiti, ma l'iperomocisteinemia  è in molti casi facilmente correggibile con una dieta adeguata e l'assunzione di protoalimenti, come l'alga Klamath, ricchi di vitamine e micronutrienti naturali. Ne riparliamo nel prossimo post.


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1. Hendricks HFJ et al., Lancet 2000; 355: 1522


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