Protonutrienti e permeabilità intestinale - II

Villi La presenza prevalente nell'alimentazione moderna  di cibi poveri di nutrienti essenziali (vitamine, minerali, acidi grassi) che sono importanti fattori protettivi della mucosa intestinale, unita allo squilibrio della flora batterica e alla forte carenza di enzimi sia negli alimenti che nel nostro apparato digerente, è tra le cause principali del deterioramento della membrana intestinale. A ciò si aggiunge l'eccesso di alcool, zucchero, caffeina e di vari medicinali, come ad esempio quelli anti-infiammatori o gli antibiotici che stimolano la crescita di una flora intestinale anomala (batteri patogeni, parassiti, candida, funghi).

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E' bene perciò, per ristabilire la corretta permeabilità intestinale, cercare di ridurre i cibi eccessivamente raffinati, lo zucchero, gli alcolici, i medicinali (se non per assoluta necessità), introdurre più vegetali e verdura fresca, evitate i dolciumi e soprattutto i cibi spazzatura (merendine, snaks, ecc.). Aumentare invece il consumo di cibi ricchi di fattori probiotici, enzimatici e nutrienti vitali: acidophilus DDS-1, bifidobatteri, enzimi di origine vegetale ad ampio spettro e microalghe Klamath.

L'integrità della mucosa intestinale può essere valutata in maniera non invasiva mediante la misurazione del rapporto di escrezione urinaria di due sostanze-test somministrate per via orale, sostanze che presentano un diverso indice di permeabilità: una molecola più grande, un disaccaride (lattulosio o cellobiosio) ed una più piccola, un monosaccaride (mannitolo o L-ramnoso). Nei pazienti con danno alla mucosa intestinale si avrà un comportamento paradossale di questi zuccheri, vale a dire che passeranno più facilmente molecole più grandi (il disaccaride) rispetto a quelle più piccole (il monosaccaride). Tutto questo si traduce, nelle persone con alterata permeabilità intestinale (allergia alimentare, celiaci, morbo di Crohn,  terapia con FANS, ecc...), in un significativo aumento dl rapporto di escrezione urinaria disaccaride/monosaccaride rispetto ai soggetti sani. La sensibilità di questo test appare sufficientemente alta (90%) ma rimane comunque un esame poco diffuso, malgrado la facilità d'esecuzione, la non invasività e il basso costo.

Proprio attraverso l'uso di questo test, si sono potuti facilmente osservare gli effetti positivi del consumo di microalghe Klamath sulla permeabilità intestinale. Uno studio a doppio cieco effettuato nell'Università del New Mexico ha dimostrato che l'uso della Aphanizomenon flos aquae del lago Klamath è in grado di restaurare la normale permeabilità intestinale dopo un solo mese. Questo risultato è stato ottenuto misurando il grado di permeabilità intestinale per l'appunto con il test lattulosio/mannitolo [1].

Immagine: villi intestinali

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1. Lo studio, che ha coinvolto ben 90 soggetti, è citato da C. Drapeau, N.Solomon, in Optimal Health Journal, August 1998

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