Probiotici e malattie autoimmunitarie

E' stato ipotizzato che nel caso delle malattie autoimmunitarie, o almeno in alcune di esse, l’attacco che il sistema immunitario conduce nei confronti dei tessuti stessi del corpo possa essere dovuto ad un errore di identificazione causato dall’eccessivo proliferare di batteri patogeni dalle caratteristiche simili a quelle dei tessuti umani. Ad esempio, in uno studio condotto dal dr. Alan Ebringer, del King’s College Hospital di Londra, è stato trovato che nei pazienti affetti da spondiloartrite anchilosante, una malattia autoimmunitaria, i livelli di Klebsiella erano molto più alti del normale, e che i tessuti che venivano attaccati dal sistema immunitario avevano caratteristiche molto simili a quelle della stessa Klebsiella. Sempre in Inghilterra, è stato scoperto che in pazienti affetti da artrite reumatoide, il tipo di tessuto umano presente, chiamato HLA-DR4, è molto simile al batterio Proteus, che è causa soprattutto di infezioni urinarie (1). Le infezioni urinarie colpiscono soprattutto le donne, che sono anche le più colpite da artrite reumatoide. Quando si sono controllati i livelli di anticorpi per il Proteus nei pazienti affetti da artrite reumatoide, si è visto che sono molto più alti del normale. Si ritiene perciò molto utile l’integrazione di batteri amici, sia Acidophilus che Bifidus, capaci di togliere spazio ai batteri patogeni, sia per la prevenzione sia come supporto nutriterapico alle terapie specifiche delle patologie autoimmunitarie.

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(1) Entrambi gli studi sono citati in Chaitow L., Trenev N., Probiotics, Thorson, 1990.

Approfondimenti:

Rheumatoid arthritis and Proteus: a possible aetiological association

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