Enzimi

Nell'alimentazione tradizionale di vari popoli e paesi era frequente trovare fino a ad alcuni decenni orsono sia una parte di cibi crudi, sia alimenti adeguatamente fermentati. Ciò consentiva di preservare e arricchire il nostro patrimonio enzimatico. Purtroppo l'alimentazione odierna è costituita in gran parte di cibi cotti, trattati e pastorizzati, spesso anche sterilizzati e quindi enzimaticamente morti. E' noto invece che i cibi crudi e non pastorizzati sono molto più digeribili poiché contengono già gli enzimi necessari a digerirli o meglio a predigerirli. Il nostro stomaco ha diverse aree funzionali: la zona superiore del cardias, dove i cibi ingeriti permangono per circa 45 minuti senza che il nostro organismo li attacchi con acidi o enzimi, è lo spazio deputato ad una vera e propria autodigestione dei cibi stessi, ammesso che si tratti di cibi crudi e naturali. In tale area dello stomaco, gli enzimi naturalmente presenti nell’alimento producono una pre-digestione dello stesso che, secondo alcune ricerche, arriva fino al 50% per i carboidrati, il 30% per le proteine e oltre il 10% per i grassi! (1)
Questa autodigestione degli alimenti è, secondo l'enzimologo americano Edward Howell, estremamente importante perché solleva il nostro pancreas da uno stressante sovraccarico, lasciando a disposizione dell’organismo enzimi da usare per le attività immunitarie, energetiche ecc. Inoltre una migliore digestione, oltre a produrre un’assimilazione ottimale dei nutrienti, riduce al minimo la produzione di quelle macromolecole indigerite che, compromettendo la funzionalità della parete intestinale, si trasformano in potenti allergeni da cui possono scaturire tutta una serie di patologie immunitarie e autoimmuni
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(1) E.Howell, Enzyme Nutrtion, Avery Publishing, Wayne, New Jersey 1985.

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