Allarme nucleare: come difendersi dal pericolo contaminazione

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L'Agenzia internazionale per l'Energia Atomica (Aiea) ha innalzato il livello di gravità del disastro nucleare di Fukushima da 4 a 5: la scala internazionale va dal livello 1 di (anomalia) a 7 (incidente gravissimo).


Sale la preoccupazione: come ci si difende dalle radiazioni?


Carlo Fallai, direttore del reparto di Radioterapia 2 dell'Istituto dei tumori di Milano, - riporta il Corriere - spiega:

"La protezione da forti dosi di radiazioni si ottiene solo con la schermatura a piombo. Ma se parliamo dei rischi che corre chi non vive in prossimità delle centrali danneggiate dal sisma il fattore distanza è decisivo, visto che l'esposizione alla radiazione si riduce con il quadrato della distanza dalla sorgente".

Ma - precisa Riccardo Calandrino, direttore del servizio di Fisica Sanitaria dell'Istituto San Raffaele di Milano - "a Tokyo il livello di radioattività ambientale, secondo quanto risulta al momento, sarebbe solo di cinque volte superiore a quello che abbiamo a Milano, cioè ancora molto basso".

Non ci sarebbe quindi alcun pericolo per l'Europa e prosegue Calandrino:

"Difficile pensare a una caduta di materiale radioattivo in Europa trasportato fin qui dall'aria".


Non dovrebbero esserci problemi neanche per il cibo, grazie ai controlli speciali in arrivo dal Giappone, come raccomandato dall'Unione Europea a tutti i Paesi membri.


Senza contare, inoltre, che - come suggerisce Repubblica - il paese ha difficoltà perfino a sfamare se stesso e con la flotta dei pescherecci è stata decimata dallo tsunami, anche il commercio internazionale è completamente crollato.


Come ci si deve comportare, invece, se si fa ritorno in Italia, dal Giappone?


Franco Locatelli, direttore del Dipartimento di onco-ematologia dell'ospedale Bambin Gesù di Roma, che ha seguito in passato diversi minori colpiti dalle radiazioni di Chernobyl, - riporta il Corriere - spiega:

"Ci si può sottoporre a un normale esame del sangue e poi ripeterlo per alcune settimane per misurare il numero di granulociti, un particolare tipo di globuli bianchi. Un puro scrupolo in realtà, perché danni acuti, cioè immediati, al midollo osseo (che produce globuli rossi, globuli bianchi e piastrine) procurati dalle radiazioni dovrebbero solo riguardare chi è stato davvero vicino al luogo del disastro e dovrebbero essere accompagnati da altri disturbi, come vomito, sanguinamenti eccetera. In caso di aplasia, cioè "distruzione" del midollo osseo, oggi ci sono specifici fattori di crescita come il G-Csf, che stimola la produzione di granulociti e quindi può in qualche misura compensare il danno. Ci sono anche fattori di crescita specifici per l'eventuale riduzione delle piastrine. Nei casi più gravi si deve invece ricorrere al trapianto di midollo, ed eventualmente all'utilizzo di cellule staminali da cordone ombelicale"

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