Lotta all'AIDS: l'Italia non mantiene le promesse

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ActionAid in occasione della giornata mondiale per la lotta all'AIDS lancia "Ogni promessa è debito: l'Italia e la lotta all'AIDS" rapporto che analizza il ruolo dell'Italia nella lotta all'Aids rispetto a due elementi fondamentali: le risorse e il rafforzamento dei sistemi sanitari.


Secondo le Nazioni Unite il 2010 sarebbe dovuto essere l'anno del raggiungimento dell'accesso universale alle cure per HIV/AIDS. In realtà, le persone sottoposte ai trattamenti sono solo un terzo di quante ne avrebbero urgentemente bisogno. 


Marco Simonelli, curatore del rapporto spiega:


"Cinque milioni di persone sono state sottoposte al trattamento anti-retrovirale, una crescita di 12 volte negli ultimi 5 anni. Ma non dobbiamo farci ingannare. Sebbene le risorse impegnate dalla comunità internazionale dei donatori siano raddoppiate negli ultimi 4 anni, rimane ancora elevata la distanza tra le risorse disponibili e quelle necessarie per combattere la pandemia. Nel corso del 2010, inoltre, lo sforzo fatto per aumentare le risorse si è interrotto a causa della crisi economica globale".

Marco Simonelli prosegue:


 "Oltre ad incrementare le risorse è necessario investire nella qualità degli aiuti passando da un approccio 'verticale' - volto a contrastare la fase di emergenza della pandemia - a un approccio trasversale costituito da interventi per rafforzare i sistemi sanitari nel loro complesso.Senza un investimento serio nelle strutture e nel personale ospedaliero dei paesi del Sud del mondo, qualsiasi sforzo destinato a incrementare e migliorare l'accesso alle cure sarà insufficiente".


Nel bilancio del rapporto di ActionAid l'Italia non fa certo una bella figura:


"Nell'ultimo decennio l'Italia ha contribuito alla lotta all'Aids per l'80% attraverso il Fondo Globale per la lotta contro l'HIV/AIDS, la tubercolosi e la malaria e per il restante 20% attraverso accordi bilaterali con i singoli Paesi beneficiari. Ma negli ultimi due anni il nostro paese è l'unico tra i donatori a non aver versato le proprie quote al Fondo, cioè circa 130 milioni di euro all'anno. Sommate al contributo straordinario di 30 milioni di dollari promesso durante il G8 dell'Aquila dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, l'ammanco italiano sale a circa 280 milioni di euro. Un ritardo aggravato dall'imbarazzante assenza del nostro governo alla Conferenza di Rifinanziamento del Fondo Globale stesso".

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