Mense scolastiche, in Italia sempre più bio

mense_bio.jpg Durante il convegno organizzato il 5 ottobre da Rinenergy, Roberto Spigarolo, docente alla facoltà di Agraria dell'Università degli Studi di Milano, ha presentato la ricerca iPopy, forme innovative di approvvigionamento pubblico dei prodotti biologici per i giovani, secondo cui sono 910mila i pasti biologici che si consumano ogni giorno nelle scuole italiane.


Le mense biologiche sono passate da 69 nel 1996 a 837 nel 2009.


Il progetto europeo di ricerca ha impegnato per tre anni (2007-2010) gli Istituti e le Università di Norvegia, Danimarca, Finlandia, Germania e Italia.


L'obiettivo: studiare come aumentare il consumo di cibi biologici attraverso strategie e strumenti legati ai servizi di ristorazione destinati ai giovani.

L'Italia è un passo avanti rispetto agli altri paesi europei nell'utilizzo di cibi biologici.


In Norvegia e Danimarca non esiste ancora un concetto di mensa scolastica e la Finlandia, che ha un sistema molto simile a quello italiano, utilizza solo il 10% in peso di prodotti biologici nelle scuole.

Più del 94% delle mense italiane ha utilizzato prodotti biologici almeno una volta a settimana. In peso, il 76% di tutti prodotti viene da una filiera controllata: agricoltura biologica 40%, agricoltura sostenibile (produzione integrata con la riduzione nell'uso delle quantità di pesticidi e di fertilizzanti) 18%, prodotti tipici (DOP and IGP) 14%, e prodotti dal commercio equosolidale 4%. Il restante 24% è costituito da agricoltura convenzionale.

Oltre il 70% delle mense scolastiche biologiche si concentra nel Nord Italia. Il 20% al centro e solo il 10% nel Sud e nelle Isole.

Roberto Spigarolo spiega:


"Come dimostrano alcune best practices in Italia questo nuovo modello di produzione-commercio-consumo può essere il volano anche della trasformazione dell'agricoltura verso forme sostenibili. In questa direzione si muove il progetto di creare anche in Lombardia (sul modello dello sportello mense bio dell'Emilia Romagna) un network tra produttori e mense scolastiche per la valorizzazione dei prodotti biologici, di qualità e locali. Ovviamente il discorso deve allargarsi alla ristorazione collettiva, più in generale. Sarebbe necessario che i produttori agricoli si riunissero in cooperative per rispondere in maniera ottimale alle esigenze del mercato, per garantire non solo la massima qualità dei prodotti, ma anche una filiera più corta e quindi prezzi più bassi".

Luigi Tomasi, direttore di Confagricoltura Milano-Lodi ha commentato:


"Quella dell'associazionismo è una questione che viene dibattuta da decenni, e che vede da sempre la nostra organizzazione impegnata in modo fattivo per cercare di creare una "cultura" dell'aggregazione e per mettere a disposizione gli strumenti normativi ed operativi. Purtroppo nel mondo agricolo è ancora molto radicata una cultura dell'individualismo che ha fino ad oggi limitato lo sviluppo di forme aggregate di produzione. La globalizzazione, la competizione sempre più spinta, la crisi dei mercati e la volatilità dei prezzi spingeranno gli agricoltori a cercare aggregazioni che consentano di ridurre i costi e di creare le condizioni per poter raggiungere i nuovi mercati"

Enzo Pagliano, direttore Coldiretti Interprovinciale Milano e Lodi ha affermato:


"Certamente la costituzione di cooperative rappresenta la soluzione di un problema annoso. Coldiretti sta lavorando da molto tempo con questo obiettivo. Gli imprenditori agricoli hanno capito che il loro ruolo non è più soltanto quello di produrre, ma anche quello di partecipare al mercato per valorizzare i prodotti tipici e costruire filiere più brevi in modo da tutelare i consumatori. In Lombardia abbiamo 50mila imprese agricole che sono pronte per costruire un sistema più efficace di dialogo con i buyer della ristorazione".

Nicoletta Cova
, presidente di Rinenergy, ha dichiarato:


"E' cruciale oggi creare un rapporto diretto tra i produttori e i buyer della ristorazione. Bypassare l'intermediazione commerciale vuol dire garantire una remunerazione adeguata ai produttori e quindi maggiore sostenibilità economica".

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