Sostieni il progetto Turalei di AresOnlus: la nostra video intervista a Steve Tarantola @ Just Cavalli

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"Non possiamo fare grandi cose, soltanto piccole cose con grande amore"

Questa la frase di Madre Teresa di Calcutta che campeggia sull'home page del sito di ARES onlus.

ARES (Architettura, Ricostruzione, Emergenza, Sviluppo) è un'associazione di volontariato per la cooperazione internazionale allo sviluppo.

ARES è stata fondata a Legnano (MI) nel 2005 da esperti in architettura e urbanistica i quali si occupano personalmente della progettazione e realizzazione di strutture socialmente utili come scuole, ospedali, centri culturali, ponti, sistemi igienico-sanitari, pozzi, in luoghi dove esse sono carenti.

L'associazione contribuisce allo sviluppo sociale e culturale delle popolazioni locali, nel pieno rispetto delle tradizioni e dell’ambiente, seguendo un approccio fondato essenzialmente sul rispetto e sul dialogo.

ARES onlus opera direttamente sul luogo fornendo concrete opportunità di impiego per la gente del posto che può così sviluppare competenze tecniche e manageriali nel settore delle costruzioni e delle attività ad esso correlate.

ARES onlus si sta occupando principalmente del progetto Turalei.

Per saperne di più abbiamo incontrato al Just Cavalli, Steve Tarantola, musicista, ex amministratore delegato di S. Bulgari (famoso scultore orafo internazionale), ora consulente ufficiale della Camera di Commercio Americana e delegato di altre prestigiose Istituzioni italiane ed estere, che del progetto è sostenitore.

Di seguito la nostra video intervista:

Sul sito di ARES leggiamo:

Il villaggio di Turalei si trova nella contea Twic, stato federale Warrap, Southern Sudan, nella parte orientale dell’Africa sub-sahariana. L’area geografica è costituita da un’immensa pianura alluvionale di 400.000 kmq, solcata da corsi d’acqua sia permanenti (Nilo Bianco, Bahr El Ghazal, Bahr El Arab) sia a regime stagionale: durante la stagione delle piogge (mediamente da maggio ad ottobre), sia per lo straripamento dei fiumi sia per la conformazione del terreno, si formano malsane paludi che rendono praticamente impossibili i collegamenti via terra tra i villaggi.

I villaggi stessi sono ubicati su piattaforme elevate dette “wut” nell’idioma locale, prodotte artificialmente dai detriti e dallo sterco accumulati nel tempo. Turalei in particolare è circondata da una palude semicircolare, antica ansa del fiume Lol, che la cinge e la configura a guisa di “isola”, grazie ad una differenza di quota di poche decine di centimetri. Il paesaggio intorno è quello tipico della savana alberata, comunemente denominato bush, dove ai pascoli si alternano cespugli, piccoli arbusti ed alberi come acacie, palme e lalop.

L’abitato di Turalei, costituito da capanne circolari con muri in fango e legno e tetto di paglia, si sviluppa intorno all’area del mercato, lungo una pista che collega la città di Wau con Abiey (Sud Sudan), per poi proseguire nel Nord Sudan verso El-Obeid e la capitale Khartoum. Il mercato, centro della vita sociale di Turalei, è il tipico esempio di architettura spontanea africana, un agglomerato eterogeneo di costruzioni e ripari costruiti con i più disparati sistemi e risorse, soprattutto con materiali di recupero come lamiere e teli in plastica, anche se di recente si nota l’aumento di costruzioni in muratura.

Fino al 2007 raggiungibile su pista dal Sud per due-tre mesi solamente all’anno, recentemente la costruzione di due ponti sui fiumi Bahr El Ghazal e Lol ha fatto sì che si possa raggiungere su gomma anche dal Sud durante tutto l’anno.

Qui la guerra civile che ha devastato il Sudan dal 1983 al 2005 è stata particolarmente sentita, in quanto ci troviamo in prossimità del confine fra il Nord ed il Sud del Paese, segnato geograficamente dal corso del fiume Bahr El Arab. La città di Abiey, distante un’ottantina di chilometri di pista da Turalei, si trovava già nel Nord Sudan, fino al referendum locale del 2007 in cui i cittadini hanno scelto di appartenere al Sud.

Il villaggio di Turalei è dotato di una pista di atterraggio in terra battuta lunga circa 800 metri, attualmente annoverata fra le location raggiunte dai voli di linea dei piccoli aerocaravan (10 posti) delle Nazioni Unite. Benché la pista non sia atterrabile in tutti i periodi dell’anno (soprattutto nella stagione delle piogge la possibilità di atterrare dipende molto dalle condizioni del terreno), è utilizzata da parecchie compagnie aeree private che affittano aereocargo fino a 7 tonnellate alle organizzazioni umanitarie per trasportare nel sito materiale e personale. Altri piste di atterraggio o airstrip si trovano a circa un’ora di jeep, nelle località di Wunrok ed Agok.

Per diventare sostenitore ARES andate qui.

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