"L'amaro in bocca" non è solo un modo di dire...

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di Giulietta Capacchione  

Nel linguaggio comune si usa dire che certi comportamenti o eventi lasciano "l'amaro in bocca". I lettori di questo blog sanno bene che una metafora "psicofisiologica" come questa può nascondere il famoso briciolo di verità.
La ricerca pubblicata su Science in questi giorni da Adam Anderson e colleghi dell'Università di Toronto dà conto proprio del possibile legame tra disgusto morale e forme più primitive di disgusto come quelle legate alla tossicità dei cibi e alla malattia.

I ricercatori hanno in realtà semplicemente verificato (con l'elettromiografo prima e l'analisi digitale dei video poi) la somiglianza dell'attività motoria facciale dei partecipanti in tre diverse condizioni: l'avversione gustativa (provocata dall'assaggio di una bevanda cattiva), il disgusto basico (provocato dalla visione di fotografie di stimoli quali feci, ferite, insetti ecc.. ) e il "disgusto morale" (provocato da un trattamento iniquo all'ultimatum game).
I risultati hanno evidenziato che in risposta a tutte e tre queste situazioni viene evocata nei soggetti l'attivazione di un particolare muscolo del volto: l'elevatore labiale (ne vedete una eloquente dimostrazione nella foto di destra).

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