Donne in bikini o donne oggetto: la mente maschile è proprio strana...

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di Giulietta Capacchione  

Qualcuno ricorderà un vecchio post dal titolo l'Olocausto e la dispercezione della vittima in cui davamo conto di alcuni studi condotti da Susan Fiske della Princeton University sulla deumanizzazione di categorie sociali svantaggiate o marginali come barboni, zingari, tossicodipendenti. Questo processo era espresso da pensieri più o meno consapevoli che attribuivano a questi gruppi sociali l'incapacità di esperire complesse emozioni umane, di produrre cultura intragruppo o di agire in accordo con le norme della società, i valori e le regole morali, ma era anche uno specifico pattern di attività cerebrale apprezzabile alla risonanza magnetica. In parole povere fu osservato che quando le persone visionavano foto di individui appartenenti a gruppi sociali che generano avversione o disgusto la corteccia prefrontale mediale, che è coinvolta nel processamento di stimoli "umani", taceva mentre si attivavano le aree deputate al processamento di stimoli non umani, di oggetti.

La reificazione delle persone porterebbe, secondo gli autori, a un atteggiamento di "estrema discriminazione che rivela il peggior tipo di pregiudizio: l'esclusione del gruppo in questione dal novero dell'umanità".

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