Bambini e Telefoni Cellulari: ne parla il blog KidZone

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di Alessia Giangreco  

L'Italia è fra i Paesi europei dove è più diffuso l'uso del telefono cellulare: forse il primo. L'uso, o forse è meglio parlare di AB-uso di questo mezzo ha ormai contagiato anche i minorenni, tanto che molti gestori di telefonia mobile rivolgono a questa fascia di età offerte appositamente create in base alle loro esigenze.

L'osservatorio sull'immagine dei Minori promosso dall'azienda di abbigliamento infantile I Pinco Pallino ha deciso di indagare su questo fenomeno e ha recentemente presentato a Milano il IV rapporto annuale dell'Osservatorio sull'Immagine dei Minori "Bambini e Telefoni Cellulari: il nuovo cordone ombelicale".

Il rapporto si basa su due ricerche complementari di due importanti Università: la Sapienza di Roma e la Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Dallo studio condotto sui bambini e adolescenti delle scuole elementari, medie e superiori si evidenzia una doppia utilità del telefono dei cellulari: quella degli adulti, che in questo modo appagano l'ansia di sapere dove sono i figli quando sono lontani da casa (e di solito sono loro i primi a regalare loro il cellulare) e quello dei ragazzi, che in questo modo si sentono più autonomi, a passo coi tempi, e possono avere un rapporto più diretto coi coetanei.

Per questo il cellulare assume secondo i ricercatori un significato di  "telemothering"o "teleparentage": un nuovo cordone ombelicale che in realtà impedisce la crescita nell'autonomia e nella responsabilità dei ragazzi.

I genitori hanno paura, comprano il cellulare ai bambini perché così si sentono più sicuri, possono chiamarli a costi minori quando sono lin vacanza (avete visto la pubblicità Tim Ricarica Famiglia? I membri possono comunicare fra di loro e il costo delle chiamate e degli sms è solo addebitata al papà: a 5 euro chiamate e sms su quattro sim e il conto si paga sulla sim di papà!), o in gita scolastica, anche se in grande sicurezza, sotto la tutela di altri adulti.

D'altro canto i bambini familiarizzano precocemente con questo mezzo, perché anche se non ne hanno uno proprio, sono abituati a parlare con quello che usa la mamma o il papà, magari per salutare l'uno o l'altro genitore quando sono al lavoro, o in viaggio.  Del resto sono gli stessi genitori che provvedono alle ricariche, se non direttamente, sotto forma di paghetta. Ecco che sfuma anche la possibilità di usare il mezzo per far diventare i ragazzi più autonomi e responsabili, almeno economicamente. Lo sfumare si spiega con il motivo per cui l'oggetto viene regalato: l'ansia verso la sicurezza dei figli. Un ricatto che vale la ricarica.

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