Legge Gelmini e scuola pubblica: tutto da buttare?

scuolaaa.jpg

Nonostante le proteste che dal Nord al Sud hanno mobilitato la scuola pubblica, il decreto Gelmini è stato approvato in Senato. La scuola pubblica che fine farà? Lo scopo della scuola è la formazione della persona prima di tutto, la formazione dei cittadini che prenderanno le scelte del domani, ad esempio... quanto si parla di ambiente nelle scuole? "L'intersezione tra scuola e cultura ambientale è qualcosa che si avvicina molto all'insieme vuoto", commenta il "nostro" blogger-insegnante Marco Pagani di Eco Alfabeta.

Ma qual è la colpa della suola pubblica? Quella di essere totalmente estranea e irriducibile al mercato. La scuola serve a capire il mondo e ad abitarlo da cittadini, ma insegna solo marginalmente a produrre, vendere e consumare, ergo è abbastanza irrilevante per l'economia continua Eco Alfabeta.

Ma per un Paese investire nella scuola e nella cultura è importante, come si legge dai commenti al post di Eco Alfabeta: "La cultura sa che certe cose sono meglio di altre: la raccolta differenziata, l'energia rinnovabile, la sobrietà, un buon libro, certi comportamenti civili e virtuosi, tolleranza, e cosi via. L'ignoranza crea inceneritori, scorie radioattive che non si sa dove mettere, CIP6, inutili infrastrutture, derivati, crescita infinita".

Per questo, in un momento di forte crisi e recessione economica per il nostro Paese, l'ultima cosa da fare probabilmente è tagliare i fondi della scuola. Ad esempio, secondo Federico Rampini, è stato l'investimento di Cina e India nella cultura e nella scuola a farle emergere dalla crisi.

Ma possibile che di un decreto che rivoluziona la scuola e l'università in tutti i suoi punti essenziali non ci sia nulla di accettabile? Si chiede Emanuela Zerbinatti del blog Arte e Salute. Una cosa positiva della legge è che "da quest'anno, nel dare i voti a uno studente si dovrà tener conto di eventuali disturbi dell'apprendimento".

scuolapubblicaaa.jpg

Ciò non significa che agli alunni dislessici si faranno sconti, ma che da oggi i metodi di insegnamento e di valutazione dovranno tenere conto delle diverse necessità di chi è affetto da questi disturbi e stiamo parlando di 350.000 alunni dai 6 ai 18 anni, che a causa di una disfunzione neurobiologica riguardante le funzioni legate al processo di lettura, scrittura e calcolo incontrano notevoli difficoltà con un metodo di insegnamento tradizionale, ma non avrebbero alcun problema con specifici accorgimenti.

Tuttavia, in una scuola come quella di oggi impostata su un metodo unico a cui tutti indistintamente devono adeguarsi, i colpiti da dislessia o altri disturbi dell'apprendimento non riescono ad acquisire le informazioni che vengono date.

Per saperne di più continua su Arte e Salute  

  • shares
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina: