Clima, scontro Italia-Europa: Sarkozy "è irresponsabile abbandonare" mentre si parla di New Deal "verde"

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Continua il tira e molla tra Governo italiano e Commissione Europea sulle modifiche al pacchetto di misure per ridurre le emissioni inquinanti. Sarkozy tra le righe ci ha dato degli irresponsabili, e su richiesta del Ministro dell'Ambiente Prestigiacomo la Commissione organizzerà un tavolo tecnico per verificare i costi del pacchetto 20-20-20 (entro il 2020 l'Europa deve ridurre del 20% le emissioni di Co2, deve aumentare del 20% la propria efficienza energetica e deve aumentare del 20% l'energia prodotta da fonti rinnovabili).

"Una cosa per l'Italia è sicura: così com'è, il pacchetto clima non va bene" ha dichiarato la ministra, sollevando un polverone dove facciamo una pessima fugura, dove a farci compagnia ci sono solo i Pesi dell'Est. "C'è qualcosa di patetico in questa battaglia degli ecosauri italiani contro gli impegni europei per ridurre le emissioni di CO2; chi ha speso i soldi per farsi lo yacht invece che per la ricerca e l'innovazione, difficilmente riuscirà a restare competitivo nel mercato del carbon trading e del dopo picco" commenta Marco Pagani di EcoAlfabeta nel post di oggi, dove riporta l'appello al Parlamento Europeo sottoscritto da alcuni tra i principali gruppi imprenditoriali, come Philips, Tesco, Vodafone, Allianz e persino Shell, favorevoli ad un intervento deciso e tempestivo sul cambiamento climatico.

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Forse, insieme a Francia, Germania, Regno Unito, Olanda, Belgio, Danimarca, Svezia, Finlandia, queste famose industrie hanno capito che la soluzione per salvarci e uscire dalla crisi è cambiare il sistema: un grandissimo investimento di capitali, forze ed energie in tecnologie ecologiche e rinnovabili permetterà, riflette Tiziano Scolari di Schegge di Vetro, di risparmiare.

"Se costruisci una centrale che brucia petrolio: spendi nel costruirla e poi spendi per comprare il petrolio per farla andare" mentre è diverso nel caso di una centrale ad energia solare, continua Schegge di Vetro, o meglio ancora, "di un'immensità di tetti di case che producono ognuno l'energia necessaria per far funzionare gli elettrodomestici della casa. Elettrodomestici che, grazie alle nuove tecnologie, consumeranno sempre meno e che quindi necessiteranno di meno energia per funzionare"

E costruire pannelli solari, metterli sui tetti, vuol dire lavoro. Un New Deal verde, annuncia Debora Billi sul blog Petrolio "se ne vedono le enormi potenzialità, sia in termini di business che di crescita, che di aiuto alle fasce più povere della popolazione". Dopo la bolla finanziaria, la prossima sarà la bolla verde?

Anche se si può discutere su alcuni costi del pacchetto (come gli impegni per le case automobilistiche che favoriscono i costruttori di auto di taglia maggiore, penalizzante per il nostro paese e ambientalmente scorretti), continuare ad arroccarsi su vecchie posizioni, diventando la barzelletta europea, non consente alla nostra industria di individuare i percorsi più intelligenti per inserirsi nella rivoluzione energetica che comunque è già partita.

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