"Crimini bianchi", barcolla la fiction sulla malasanità in Italia

In principio fu General Hospital, poi E.R, il cinico e affascinante Doctor House, Grey's Anatomy, Nip/Tuck, finchè la medical fiction non sbarcò anche sulla tv italiana con Un medico in famiglia, Medicina Generale, Terapia d'urgenza, fino all'ultima e più discussa "Crimini bianchi", medical serial della Taodue, che racconta storie di malasanità. "Quando si parla della salute, la gente va fuori di testa", commentava Milena Gabanelli probabilmente guardando gli ascolti del suo "Report" sui problemi della salute e della sanità.

Ambulanze e sirene spiegate, vite appese ad un filo salvate da medici eroi, la saga sugli ospedali è sempre stata premiata con ottimi ascolti dal pubblico ma questa volta la costosissima serie in onda da mercoledì scorso in prima serata su Canale 5 delude le aspettative.  

"Crimini Bianchi è un prodotto molto innovativo. La fiducia del pubblico arriverà" Sono parole ottimiste quelle del responsabile fiction Mediaset Giancarlo Scheri, riportate da Fabio Traversa sul blog Reality&Show. Il 24 settembre la fiction con Ricky Memphis, Christiane Filangieri e Daniele Pecci ha esordito in prima serata su Canale 5 con 3 milioni 445 mila telespettatori e il 13,99 per cento di share. Giovedì in seconda serata la replica della prima puntata ha realizzato un milione 247 mila telespettatori e il 15,94 per cento di share. E ieri sera la seconda puntata.

L'appello per il boicottaggio della fiction ha funzionato? Prima ancora della puntata zero, erano esplose le accuse da parte della categoria dei medici dichiarando che "una serie ispirata agli errori è benzina sul fuoco di un rapporto già difficile: siamo visti sempre più dai pazienti come potenziali assassini e i pazienti vengono guardati da molti dottori come possibili piantagrane" riportava Emanuela Zerbinatti del blog Arte e Salute su un post di qualche tempo fa. “Non è una serie contro i medici” ha più volte ripetuto il produttore Pietro Valsecchi ma 30.000 denunce l’anno per malasanità non possono essere ignorate.

La trama:"Un avvocato, interpretato da Ricky Memphis, un medico (Daniele Pecci), una dottoressa di Pronto soccorso (Christiane Filangieri) e una specializzanda (Michela Ramazzotti) fondano un'associazione per la difesa dei malati contro errori sanitari, malpractice e malasanità. Solo che i casi proposti nelle sei puntate previste riguarderanno vicende realmente accadute in Italia: dai tubi ossigeno-ossido di ozono scambiati, ai morti per epatite B a Pesaro di 10 anni fa, fino alla vicenda di "lady Asl" sui brogli della sanità in convenzione con le regioni. Non tutti casi risolti in sede giuridica, quindi, ma già pronti per essere elaborati in quella mass-mediatica" precisa Arte e Salute.

"A me le fiction negli ospedali fanno schifo. A prescindere dalla fattura o dalla provenienza" tuona dai microfoni del Festival della Salute a Viareggio Michele Mirabella, il giornalista rai conduttore di Elisir. "Mentre quando si guardano certe scene in un telegiornale si è portati a esercitare un giudizio critico e distaccato, di fronte alle scene di una fiction crollano le difese del telespettatore sulla verità. Per questo dobbiamo esercitare una maggiore responsabilità".

Il punto debole della fiction in camice bianco all'italiana, secondo il critico televisivo della Stampa Alessandra Comazzi risiede proprio nella "tendenza a volersi sovrapporre all'informazione, creando un grande equivoco". Questa, per la giornalista, la differenza proprio tra Crimini bianchi e Dr House "che è finzione vera e propria, senza alcun intento o pretesa di denuncia dei mali della sanità a stelle e strisce. Si tratta solo di un racconto emotivo".

La pensa diversamente il blog Scavicchia la Notizia che vede in Crimini bianchi un prodotto di qualità che non ha ricevuto il giusto riconoscimento perché troppo "avanti" per il pubblico italiano. Per Televisionando l’auspicio del serial è quello di far nascere "un dibattito serio sullo stato della sanità in Italia e dei suoi legami con la politica, che pilota assunzioni e che fa degli ospedali un bacino di consensi, a scapito della qualità del servizio".

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