"No pain, no gain": quando lo sport diventa un'ossessione

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No pain no gain, un modo dire degli anglosassoni secondo il quale "non c'è progresso senza dolore", o "se non soffri non progredisci", ed è stato usato per la prima volta da Jane Fonda nei suoi video di aerobica per "casalinghe disperate" famosi negli anni 80.

Emanuela Zerbinatti del blog Arte e Salute sottolinea che "nel senso più letterale e più specifico dell'ambito sportivo o militare, "No pain, no gain" significa che l'allenamento deve portare fino alla percezione del dolore durante l'esercizio perché è l'unica garanzia che si sta facendo lavorare il fisico". Un vero dogma che ci hanno inculcato dal professore di educazione fisica delle scuole medie all'istruttore sportivo.

Ma come aveva scritto anche Gianfranco di Mare nel blog Wellness e performance, qualche anno fa "si può dire senza tema di smentite che ne ha uccisi più questo adagio che gli anabolizzanti...".

Il dolore fisico è una spia che si sta superando un limite o che si sta facendo qualcosa di scorretto e quindi l'allenamento migliore non è quello che "fa sentire male", continua Arte e Salute. Per fortuna la maggior parte degli istruttori e atleti di oggi ha capito che i parametri per giudicare se il proprio allenamento darà risultati positivi sono altri. Ma se supera i confini sportivi e diventa un concetto applicato alla vita in generale, nel senso che senza sacrifici o sofferenze, nella vita non si ottiene nulla? Continua su Arte e Salute.

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