21 settembre, Giornata Mondiale Alzheimer, intanto spunta una nuova cura

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Il 21 settembre sarà la Giornata Mondiale Alzheimer, che quest'anno avrà come titolo "Non c'è tempo da perdere", e rappresenta in tutto il mondo un momento di informazione e coinvolgimento per la malattia di Alzheimer. Sono passati più di cento anni da quando il neurologo tedesco Alois Alzheimer descriveva il primo caso della malattia che avrebbe preso il suo nome.

Per celebrare la XV Giornata Mondiale Alzheimer sul sito della Federazione italiana Alzheimer potete trovare numerose iniziative ed eventi in tutta Italia (a Milano al Teatro alla Scala si terrà il concerto della Staatskapelle Dresden, una delle orchestre più antiche al mondo, diretta dal maestro Fabio Luisi).

La malattia di Alzheimer, la più comune forma di demenza, è purtroppo un fenomeno in costante crescita. In Italia i malati sono più di 500.000, il 20 % della popolazione sopra i 65 anni e si stima che raddoppieranno nei prossimi vent’anni.

La malattia di Alzheimer è uno dei maggiori problemi sociosanitari, non solo perché non esiste una terapia risolutiva, ma anche per lo stigma che accompagna malati e familiari dal momento della diagnosi lungo tutto il decorso della malattia. Un dramma nel dramma, che la prossima Giornata Mondiale Alzheimer denuncia con lo slogan "Non c'è tempo da perdere" lanciando un appello a tutti i membri della società civile affinché escano allo scoperto e parlino apertamente delle loro storie di vita a contatto con la malattia

Intanto fa discutere il mondo scientifico la nuova cura scoperta da un medico californiano, tale Edward Tobinick, oggi al centro dell’attenzione per i risultati, sensazionali e rapidissimi, che sta ottenendo con un farmaco dalle proprietà antinfiammatorie destinato alla cura dell’artrite reumatoide e della psoriasi, l’etanercept.

La solita storia miracolistica? Nonostante il business che lo accompagna (la terapia, settimanale, viene offerta dall’istituto californiano diretto da Tobinick ad un prezzo che oscilla fra i 10.000 e i 40.000 dollari all’anno), il dottor Tobinick, a differenza di altri rivoluzionari della medicina, ha scrupolosamente pubblicato i suoi risultati. Dal caso, uscito su Journal of neuroinflammation in gennaio, di un signore inglese di ottant’anni con gravi problemi di memoria che due ore dopo l’iniezione del farmaco ricordava improvvisamente tutto come un tempo (riconoscendo dopo molti anni perfino la moglie!) fino ai quindici malati curati per sei mesi nei quali il miracolo si è ripetuto e consolidato: recupero della memoria e della fluenza dell’eloquio.

Poi c'è la via di somministrazione del farmaco, del tutto originale. Leggiamo da Corriere.it che si tratta di un’iniezione nel plesso venoso cervicale, che ha stretti rapporti con le arterie vertebrali che percorrono il collo fino a congiungersi nel tronco basilare che irrora la parte posteriore del cervello. Lo scopo è quello di far arrivare il farmaco nel liquido che bagna l’encefalo (liquor) e da lì ai tessuti cerebrali profondi, soprattutto all’ippocampo, area che sembra giocare un ruolo importante nell’Alzheimer.(Per saperne di più continua qui).

L’etanercept è un inibitore del fattore di necrosi tumorale alfa, una citochina che tenderebbe ad inceppare il normale ricambio delle connessioni fra i neuroni. L’Alzheimer sarebbe trattata come malattia infiammatoria insomma, secondo un’ipotesi già sostenuta da altri.

In realtà mancano ancora degli studi di confronto con malati di Alzheimer curati con un farmaco placebo, ma forse la sfiducia delle case farmaceutiche è dovuta ai molti interessi in gioco.

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