Verso le Olimpiadi 2008: la condizione della donna tra Italia e Cina

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I riflettori si stanno accendendo su Pechino, ma a soli 17 giorni dalle Olimpiadi non si placano le proteste. Anzi. Come scrive Emanuela Zerbinatti sul blog Arte e Salute "nella loro rigidità secolare vogliono che sia tutto perfetto non sapendo, forse, che la perfezione non è di questo mondo: hanno cercato di nascondere i problemi interni anziché risolverli ma gli sono esplosi in mano, e il mondo ne sta approfittando per riaprire vecchie e nuove diatribe con un Paese semi-sconosciuto che nessuno ha davvero voglia di conoscere."

Le motivazioni sono sempre quelle, che senso ha svolgere un evento sportivo ma dall'alto valore morale e civile in un Paese dove le violazione dei diritti umani sono sotto gli occhi di tutti? Continua Arte e Salute "più che un'olimpiade sembra una guerra di nervi: "Cina contro resto del mondo"  con il resto del mondo che oscilla tra il chiedere ad atleti e rappresentanti dei vari governi di boicottare questa edizione dei Giochi, per le continue violazione dei diritti umani da parte della Cina e la paura di causare più danni così che partecipando e basta".

Un tasto dolente della politica cinese riguarda la condizione della donna. "L'altra metà del cielo" con questa espressione Mao definiva le donne, dando loro la speranza di ottenere gli stessi diritti degli uomini attraverso il lavoro, una sogno che ancora oggi non si è realizzato del tutto.

Ci racconta Luciano Vecchi de Il professor Echos "A meno che non si viva nelle grandi città, dove la donna si laurea, vive da sola, intraprende carriere brillanti (il 40 per cento della forza lavoro è femminile) e acquista il giusto spazio nella vita quotidiana, la situazione femminile nel Paese è molto grave". Nelle campagne la nascita di una donna è considerata spesso una disgrazia. "Essa rappresenta una bocca da sfamare in più e non può dare l'aiuto che necessita quando si lavora nei campi".

Nel 1978 è l'anno di nascita della legge del figlio unico, l'arma della durissima politica di controllo delle nascite che oggi permane solo nelle città, ma sono ancora molte le donne morte in seguito ad un aborto o uccise appena nate da genitori che preferivano un maschio.

Foto da Flickr.com 

Nello stesso anno in Italia nasceva la legge 194, sull' interruzione volontaria della gravidanza, che specifica nel testo che "lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l' aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite".

Laura Cogo di MondoDonna ci informa della nascita di un blog "Legge 194 La guerra dei 30 anni" con alcuni video molto interessanti che fotografano un' Italia prima del referendum che portò alla legge.

Ritornando nella Cina preolimpica, alcuni hanno deciso di andare oltre agli inutili dibattiti, promuovendo occasioni concrete per conoscere a fondo la situazione dei diritti... a ritmo di musica! Pistorius nella veste inedita di cantante e MTv impegnata a favore dello sport come strumento di conquista dei diritti umani negati.

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