Il cemento, insostenibile da tutti i punti di vista: ce ne parla Eco Alfabeta

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Continua la serie di post di Marco Pagani, autore del blog Eco Alfabeta, sull'età del cemento.

Nei primi post ci spiegava come la nostra epoca sarà probabilmente ricordata come l'era del cemento, illustrandoci la situazione con un grafico: dall'inizio del XX secolo, abbiamo usato circa 55 miliardi di tonnellate di cemento, oltre 8 tonnellate per ogni abitante della terra.

Poi, dopo essere entrato nel dettaglio della crescita cementizia in Italia, dedicava un un post all'analisi della decrescita della produzione di cemento negli anni 1992-1996 di cui l'economia sembra non aver sofferto, a dimostrazione che forse il cemento non fa così bene all'economia.

Ora ci spiega, servendosi anche di un grafico, come l'industria del cemento sia tra le più insostenibili sia socialmente sia ambientalmente: si tratta, infatti, di un'industria ad alta intensità di energia e a bassa intensità di manodopera.

E malgrado l'energia specifica per produrre una tonnellata di cemento sia diminuita, il consumo totale di energia è aumentato a causa del notevole incremento di produzione, tanto da far temere gli effetti del peak oil sull'industria del cemento. Per saperne di più continua a leggere qui.

In questo post, invece, possiamo leggere le ragioni per le quali il cemento è nemico del protocollo di Kyoto e del clima. Le emissioni di CO2 dovute alla produzione di cemento, infatti, sono aumentate sia in valore assoluto sia in rapporto alle emissioni italiane complessive. Continua a leggere su Eco Alfabeta.

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