Le api a rischio estinzione

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Tra Neonicotinoidi, inquinamento ambientale e malattie, il rischio è di vedere le api soltanto in un museo naturalistico, come “Razza Estinta”. Questo è il grido d'allarme di Apitalia.

Apitalia accoglie con soddisfazione, infatti, la presa di posizione della senatrice dei Verdi Loredana De Petris, e capogruppo in Commissione Agricoltura, che sollecita il ministero della Salute ad una risposta sulle molte segnalazioni ricevute sul rischio per gli alveari rappresentato dalla diffusione dei nicotinoidi, pesticidi utilizzati in alcune colture come il mais e sui vigneti per la prevenzione della flavescenza dorata.

La posizione della De Petris va a rafforzare quella, forte e decisa per la sospensione dei neonicotinoidi, presa qualche giorno fa di Apitalia, rivista di punta dell’apicoltura italiana, che chiedeva al ministero della Salute l’applicazione del principio di precauzione.

I neonicotinoidi sembrano essere al centro dell’attenzione dei ricercatori anche negli Stati Uniti, uno dei paesi maggiormente colpiti dalla grave strage di api. Lo scorso 29 marzo, Diana Cox-Foster, del dipartimento di entomologia dell’Università di Stato della Pennsylvania, ha presentato un‘interpellanza davanti alla Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti per affrontare il problema della moria di api.

La professoressa della Pennsylvania ha mostrato, infatti, particolare preoccupazione nei confronti di questi pesticidi, “una classe di insetticidi largamente utilizzati in agricoltura che nonostante presentino una tossicità estremamente bassa per gli uomini, risultano essere altamente tossici per le api mellifere e gli altri insetti impollinatori”.

Alcune ricerche hanno indicato, ha proseguito la Cox davanti alla Camera dei Rappresentanti, “che questi pesticidi sistemici sono in grado di passare attraverso le piante andando così a contaminare il polline e il nettare dove sono state individuati in concentrazioni nocive per le api”.

Tornando alle api dobbiamo considerare che stiamo sconvolgendo il loro equilibrio naturale e se continua così, come dice sempre Apitalia nel numero di settembre 2007, saremo costretti a vederle nella teca di un museo naturalistico.

(Si ringrazia l'Ufficio Stampa Apitalia)

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