Lupo Italiano: stop dei contributi pubblici!

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Il Gruppo Ecologisti delle Regione Piemonte e la LAV chiedono al Governo Prodi e alla Giunta Bresso di bloccare immediatamente i contributi all’ETLI, Ente Tutela Lupo Italiano, e di effettuare esami scientifici ad opera di strutture pubbliche per stabilire l’esatta identità del “Cane Lupo Italiano”.

La richiesta arriva in seguito ad una ricerca scientifica indipendente, che ha messo in evidenza come la distanza genetica tra la razza “Cane Lupo Italiano” e la popolazione di Lupo selvatico sia del tutto analoga alla distanza genetica tra il Lupo selvatico e qualsiasi altra razza di cane domestico, permettendo di sostenere la teoria che la razza “Cane Lupo Italiano” è una razza di cane domestico, analogamente a qualsiasi altra razza (dal Pastore Tedesco al Barboncino).

In base a questi risultati, quindi, non sussistono neppure “ragioni genetiche” per sostenere con cospicue sovvenzioni l’allevamento di tale razza, che dovrebbe essere allevata, eventualmente, da privati, amanti della razza stessa.

La Regione Piemonte, e lo Stato italiano, invece, hanno, nel tempo, concesso consistenti aiuti per la tutela di questa razza, giustificandoli con la presunta “particolarità genetica” che ne faceva una specie considerata “selvatica”, peraltro basandosi su dichiarazioni di periti di parte.

Dal 1989, anno dell’emanazione di una legge regionale ad hoc, infatti, ad oggi, la Regione Piemonte ha destinato all’ETLI più di 400.000 euro. E dallo Stato lo stesso Ente ha avuto, tra sostegno generico alla sua attività e fondi per ristrutturare l’allevamento, circa 250.000 euro, dal Ministro delle Politiche Agricole e Forestali.

La vicenda del cane detto “Lupo italiano” è iniziata nel 1966 con un incrocio tra un maschio di Pastore tedesco e una femmina di Lupo selvatico dell’alto Lazio; tra i cuccioli nati da quell’incrocio fu scelto il maschio più caratteristico (Zorro), considerato in seguito il capostipite della razza “Cane Lupo Italiano”. Il successivo lavoro di selezione è stato finalizzato all’ottenimento di una razza che fosse portatrice sia delle qualità dei canidi domestici, sia delle caratteristiche dei canidi selvatici. Il nucleo fondamentale sarebbe quindi la presupposta contaminazione del patrimonio genetico del lupo selvatico con quello del cane domestico.

Malgrado i dubbi di natura scientifica, però, invece di procedere ad una verifica oggettiva dell’operato dell’ETLI che aveva ed ha tuttora il compito dello sviluppo e della salvaguardia della razza, lo Stato, che l’ha riconosciuta come Ente morale, e la Regione Piemonte hanno accettato che il libro genealogico, base tecnica per la custodia delle caratteristiche della razza, fosse gestito dallo stesso interessato, il Presidente dell’Ente senza alcuna verifica esterna ed oggettiva, ammettendo, caso unico in tutto il panorama degli allevamenti di razza, di qualsiasi specie, che il libro genealogico fosse di proprietà di chi aveva un diretto interesse alla gestione della razza stessa.

(Si ringrazia l'ufficio stampa LAV) 

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