Se fumi il rischio di ictus è due volte maggiore rispetto a chi non fuma

Chi fuma raddoppia il rischio di soffrire di ictus: aprile è il mese della prevenzione dell'ictus cerebrale.

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Chi fuma raddoppia il rischio di essere colpito da ictus rispetto a chi non ha questo vizio. Nel 2010 6,2 milioni di persone sono morte a causa delle sigarette. 600mila non erano fumatrici. Sono morte per il fumo passivo. Le stime ci dicono che nel 2030 si potrebbe arrivare a 8 milioni di morti per il fumo, che ancora oggi rappresenta la prima causa di morte evitabile. Il 50% di chi fuma muore prematuramente, in media 10 anni prima rispetto ai non fumatori.

I dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità non sono confortanti. E a questo dobbiamo aggiungere che il fumo rappresenta il maggior fattore di rischio delle malattie cardio-cerebrovascolari. Il fumo è il nemico delle arterie. La nicotina viene assorbita dai polmoni, va nel sangue e provoca la riduzione del lume delle arterie, riducendo di conseguenza la circolazione del sangue. Questo fa aumentare la pressione arteriosa, fa comparire disturbi come la tachicardia, aumenta il rischio di formazione di placche ateromasiche e di coaguli. Se un trombo ostruisce un'arteria cerebrale, il paziente è colpito da ictus.

La Dottoressa Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Onlus (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale), spiega:

L’ictus è un evento improvviso, inatteso e traumatico. Fumare comporta un rischio due volte maggiore di essere colpiti da ictus: i fumatori hanno la probabilità doppia che si verifichi un ictus ischemico e ben quattro volte superiore che si verifichi un ictus emorragico. Più della metà dei fumatori reduci da in ictus riprende il vizio una volta lasciato l’ospedale, ma in questo caso il rischio di morire triplica, arrivando addirittura a quintuplicare se il paziente riprende in mano la sigaretta una settimana dopo la dimissione.

Smettere di fumare, ridurrebbe il rischio di soffrire di ictus. Aprile è il mese della prevenzione dell'ictus, forse è meglio cominciare a pensarci un po' su.

Foto Pixabay

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