Batterio Chimera, Salus Hospital: verifiche sul legame tra intervento, contagio e decesso

Il batterio Chimera si può contrarre in sala operatoria. Non si può parlare ancora di epidemia, ma gli 8 decessi italiani preoccupano.

sala operatoria

In merito al caso del batterio killer Chimera, i membri del Salus Hospital hanno recentemente pubblicato una nota nella quale specificano che i pazienti operati presso la struttura fra il 2011 e il 2015 erano affetti da diverse patologie, e che erano stati regolarmente dimessi dopo che i medici hanno verificato il loro stato di salute. Il decesso si è verificato dopo diversi anni, e quindi non durante il loro ricovero.

Per questa ragione, lo staff dell'ospedale sottolinea che non è ancora chiaro se i pazienti siano stati ricoverati presso altri ospedali dopo l’intervento cardiochirurgico, quindi, vista la verifica ancora in corso in merito alle relazioni fra decesso e contagio, al momento non è oggettivamente possibile riconoscere l'esistenza di un legame fra i due eventi. Infine, gli esperti spiegano che il terzo caso emerso nelle ultime ore è relativo a un paziente che è stato operato al Salus Hospital nel 2011, e che è deceduto nel 2015.

Tutti i casi potrebbero essere collegato a un’apparecchiatura impiegata durante le operazioni a cuore aperto.

Sul referto successivamente analizzato post mortem sarebbe emersa una presenza di Mycobacterium chimaera. Anche in questo caso i legami fra l’intervento, il contagio e il decesso sono attualmente in fase di verifica

spiegano gli esperti, i quali aggiungono che il quarto paziente di cui si è parlato negli ultimi giorni parla è vivo.

(m.v.)

Batterio Chimera: il Veneto richiama 10mila pazienti operati in cardiochirurgia


30 novembre 2018

Un rischio di contrarre il batterio killer Chimera molto basso, a quanto dicono le stime. Eppure, dopo ben 6 morti accertate in Veneto e un tasso di mortalità del 50%, la Regione ha deciso di richiamare ben 10mila pazienti operati in cardiochirurgia tra il 2010 e il 2017 nei nosocomi di Mestre, Padova, Treviso e Vicenza che potrebbero essere stati esposti alla contaminazione.

Il batterio killer, che sta destando preoccupazione in tutto il mondo, potrebbe infatti essersi insinuato nei macchinari medici degli Ospedali veneti sopra citati, utilizzati per l'installazione di valvole cardiache.

Da qui la decisione di una Commissione tecnico-scientifica di provvedere all'invio di una nota scritta a ciascuno dei pazienti operati, riportante le informazioni utili per riconoscere i sintomi di un'eventuale infezione da Mycobacterium Chimaera e la sollecitazione a recarsi presso le vicine strutture mediche, presso i reparti di Malattie Infettive, se si sospetta di averla contratta.

Questa azione fa seguito ad un provvedimento analogo della Regione Emilia-Romagna. In questo caso il batterio Chimera si sarebbe insediato nei dispositivi per il riscaldamento e raffreddamento del sangue nei pazienti operati a cuore aperto e gestiti con la CEC.

La Commissione che ha deciso di richiamare o allertare i 10mila pazienti del Veneto, secondo il principio di "massima precauzione", è coordinata dalla dottoressa Francesca Russo, con il supporto dei primari degli atri quattro reparti di cardiochirurgia interessati, più i direttori medici degli ospedali.

I macchinari interessati dalla potenziale contaminazione del Chimera sono stati già messi in sicurezza o sostituiti. Il protocollo di gestione è stato adottato anche dall'Emilia-Romagna, dove si sta cercando di fare anche luce su una serie di morti sospette avvenute presso il Salus Hospital di Reggio.

Ran

Via | Il Fatto Quotidiano

Batterio killer Chimera, 8 decessi in Italia e 100 casi nel mondo


27 novembre 2018

Il Mycobacterium chimaera è un super batterio e sta facendo numerose vittime. Prima sei decessi in Veneto, ora altri due in Emilia Romagna, tutti attribuiti a questo batterio della sala operatoria. Il ministero della salute, sul sito, sta tracciando sta monitorando la situazione: ci sono stati 100 contagi del mondo ma non ci sono ancora i dati per parlare di epidemia. Il rischio di contrare la malattia, nonostante sia molto aggressiva, è sostanzialmente basso (1 su 10000 pazienti).

Che cos’è il Mycobacterium chimaera?


È della famiglia dei micobatteri non tubercolari (NonTuberculous Mycobacteria, Ntm), spesso responsabili di gravi malattie polmonari. Il primo caso europeo risale al 2014. Si sta studiando se ci sono state altre infezioni precedenti. Ha un periodo di incubazione lunghissimo (da 3 a 72 mesi) e si manifesta con febbre, affaticamento, perdita di peso immotivata, dolori muscolari e articolari, tosse o mancanza di fiato. Purtroppo spesso è resistente alle terapie antibiotiche, infatti, il tasso di mortalità è elevato (50%).

È chiamato batterio della sala operatoria perché non si trasmette da persona a persona ma si contrare durante interventi chirurgici importanti (trapianti, sostituzioni di valvole cardiache). È proprio questo che ha messo in allarme il Ministero della Salute, dopo le morti.

“Quarantamila procedure di circolazione extracorporea in un anno. Quasi tutte compiute con lo stesso dispositivo – 218 installati negli ospedali italiani – che ha provocato l’infezione da batterio chimaera”

via | wired

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