Ipostasi in medicina: il significato del termine

Il termine ipostasi ha un significato medico che affonda le sue radici nella filosofia greca

Ipostasi significato medico

Che il linguaggio medico abbia termini che originano dal greco antico non è un mistero. Ci sono poi parole che hanno anche significati di natura filosofica, nel senso che sono legate per assonanza a concetti simili, che ovviamente partono da situazioni diverse, sostanzialmente di natura squisitamente non pratica.

È questo il caso del termine ipostasi, che in medicina ha un significato ben preciso, assonante con un omonimo principio della filosofia neoplatonica. La parola deriva dalla fusione di "ipo" che vuol dire sotto e "stasis", ossia stare e indica un ristagno di sangue nelle parti declive del corpo.

Il fenomeno si presenta principalmente nei cadaveri, nei quali possono comparire le cosiddette macchie ipostatiche a seguito del livor mortis, il fisiologico scolorimento del corpo a seguito della cessazione del flusso circolatorio dopo che il cuore smette di battere.

Tali macchie scure, tendenzialmente marroni o blu-violacee, sono depositi di liquido ematico nelle zone del corpo "appoggiate", spinto verso il basso dalla forza di gravità. Non è un caso che il termine "ipostasi" sia molto usato in medicina legale (magari lo abbiamo sentito in qualche serie tv di timo crime), in quanto rappresenta il primo modo per dare una stima dell'ora del decesso.

In poche parole il sangue e il siero, ricco di emoglobina, passano dai vasi sanguigni, non più "stagni" dopo il decesso, ai tessuti, creando appunto questi versamenti ipostatici nelle zone del corpo che sono fondamentalmente a contatto con il suolo.

L'ipostasi si può verificare anche in soggetti viventi nel caso di collasso cardiocircolatorio o della cosiddetta polmonite ipostatica, che si verifica in pazienti immobilizzati o allettati da molto tempo e in modo continuativo.

Foto | iStock

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