Diabete di tipo 1: scoperte molecole che innescano la distruzione delle cellule Beta

Una nuova ricerca getta luce sull'azione dei linfociti T nel diabete di tipo 1. Ad attirarli, favorendo la distruzione delle cellule pancreatiche, sarebbero alcune molecole. Si parla già di vaccino per contrastarle

Diabete 1 scoperte

Una nuova ricerca sul diabete di tipo 1, pubblicata su Cell Metabolism, getta una nuova luce sulla comprensione del problema, indicando i "responsabili" diretti della malattia. Lo studio ha infatti identificato delle particolari molecole che renderebbero il pancreas sensibile all'attacco linfocitario.

Due informazioni utili prima di proseguire. Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune che si presenta quando il sistema immunitario dell'individuo colpito attacca erroneamente le cellule Beta pancreatiche, che formano le isole di Langerhans, atte alla produzione dell'insulina.

L'azione dei linfociti T, colpevoli della distruzione delle isolette del pancreas, innesca la disfunzione, stoppando gradualmente proprio la produzione insulinica, fino a farla cessare del tutto. Per questo motivo il diabete di tipo 1 è anche detto insulino-dipendente, in quanto chi ne soffre deve giornalmente iniettarsi l'ormone sintetico per compensare quello che il proprio pancreas non produce.

Ebbene, a dare indicazioni ai linfociti T citotossici CD8, sarebbero delle particolari molecole ritrovate sulla superficie del pancreas. La loro azione? Simile a quella di un bersaglio, che rende così facile l'individuazione di ciò che i globuli bianchi "ammutinati" devono colpire.

La comprensione di questo meccanismo, che vede anche studiosi italiani nel team di ricerca, è essenziale per trovare delle strategie che blocchino il processo degenerativo. Si parla già di vaccino, che dovrebbe agire sia a livello di prevenzione sia di trattamento del diabete di tipo 1.

Spiega il prof. Francesco Dotta, docente di Endocrinologia presso il Dipartimento Scienze mediche, chirurgiche e neuroscienze dell'Università di Siena, a proposito degli esiti della ricerca:

Questi risultati sono importanti per diverse ragioni, innanzitutto abbiamo chiarito che la cellula beta ha un ruolo nella sua stessa distruzione, rendendosi "più visibile" al sistema immunitario. E questo spiega come mai questi linfociti citotossici sono più numerosi nel pancreas dei diabetici che in quello dei soggetti sani: cosa che invece non avviene nel sangue, dal momento che i linfociti non entrano in contatto con le cellule beta

Francesco Dotta

Ancora:

La conseguenza più importante che emerge è che tutte queste nuove conoscenze aprono la strada allo sviluppo di vaccini per la prevenzione e il trattamento del diabete 1. Vaccini che, al contrario di quelli tradizionali, agiranno con l'obiettivo di neutralizzare invece che indurre la risposta immunitaria

Francesco Dotta

Lo studio è stato guidato dal ricercatore Roberto Mallone in collaborazione con Raphaël Scharfmann, del Cochin Institute di Parigi, insieme al team del professor Francesco Dotta. A partecipare alla ricerca anche il Center for Diabetes Research guidato da Decio L. Eizirik, della libera Università di Bruxelles, Piero Marchetti, dell'università di Pisa e il laboratorio di Spettrometria di massa dell'Espci di Parigi.

Via | Repubblica

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