Ulcera carnivora: cos'è e perché in Australia è allarme epidemia

L'ulcera del Buruli, o ulcera carnivora, è una patologia causata dal batterio Mycobacterium ulcerans, in grado di distruggere la pelle dall'interno

Ulcera carnivora virus

Nelle ultime ore l'Australia si è tristemente meritata l'attenzione da parte dei media per un allarme della salute pubblica non da poco. Nella pacifica terra dei canguri si parla infatti di epidemia di ulcera carnivora, che negli ultimi quattro anni, a giudicare da quanto confermato dalle autorità sanitarie, ha subito un aumento di incidenza del 400%, creando panico fra la popolazione.

L'ulcera carnivora, nome familiare per identificare l'ulcera del Buruli, è un'infezione provocata dal batterio Mycobacterium ulcerans, che è in grado di distruggere velocemente i tessuti dell'organismo, letteralmente mangiandoli dall'interno. Da qui l'infausto appellativo di ulcera carnivora.

Il batterio si insinua sottocute e crea un piccolo nodulo indolore, che progredisce fino a creare una lesione importante dell'epidermide, attraverso l'emissione di tossine che rosicchiano velocemente l'area che lo circonda. A danneggiarsi sono quindi le cellule epiteliali, i vasi sanguigni e anche lo strato lipidico.

Talvolta più arrivare anche all'osso, provocando gravi disabilità in chi ne è colpito. In più, uno dei problemi più preoccupanti dell'ulcera carnivora è che ad oggi non è ancora chiaro come si diffonda, una questione spinosa che rende difficile la strada della prevenzione.

Si ipotizza però, vista la diffusione dell'ulcera del Buruli in alcune zone del mondo specifiche e più precisamente quelle tropicali di Africa, Asia, Australia e America Latina, che il Mycrobatterium ulcerans prediliga come vettori alcuni tipi di insetti che popolano le aree paludose.

L'ulcera carnivora inoltre non ha preferenze di specie. Oltre all'uomo ne risultano colpiti anche gli animali, come confermato dallo Stato del Victoria, che ha registrato casi fra cavalli, cani, koala, alpaca e opossum.

Il professor Massimo Galli, docente di Malattie Infettive all’Università degli studi di Milano, ha così commentato l'allarme epidemia lanciato dalle autorità australiane:

Possiamo ipotizzare di essere di fronte a un fenomeno di global health; questo microbatterio potrebbe essere stato trasportato da qualcosa, banalmente anche una semplice pianta, e avere trovato poi terreno fertile in ambiente acquatico. Non credo invece che le zanzare possano essere un vettore. Di certo le terapie per curare l’ulcera del Buruli sono lunghe (6-8 settimane) e non ancora univoche

Massimo Galli

Motivo per cui non stupisce che lo stato del Victoria abbia già investito un milione di dollari nella ricerca medica, per capire i punti più oscuri di questa patologia, richiedendo anche fondi governativi per dare supporto agli studi scientifici.

Continuano inoltre le campagne di informazione e sensibilizzazione dell'opinione pubblica, la quale, visti tutti i punti di domanda che aleggiano attorno alla questione, di certo non ha molto di che stare tranquilla e serena.

Via | Corriere
Foto | iStock

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