Le sigarette elettroniche fanno più male che bene

Le sigarette elettroniche possono aiutare i fumatori a smettere di fumare, ma possono anche incoraggiare alcuni ad avvicinarsi al fumo. Ecco cosa emerge da una nuova ricerca.

Sigarette elettroniche

Le sigarette elettroniche sono nate come mezzo per aiutare i fumatori a smettere di fumare, ma siamo certi che vengano usate sempre e solo per questo scopo? A rispondere a questa domanda è uno studio pubblicato sulla rivista PLOS ONE, secondo cui spesso le sigarette elettroniche vengono usate come mezzo di transizione per cominciare a fumare. In tal modo, questi strumenti diventano un mezzo attraverso il quale adolescenti e giovani adulti diventano veri e propri fumatori di sigarette.

Gli esperti hanno voluto quantificare l'equilibrio tra rischi e benefici delle sigarette elettroniche, usando le più recenti prove e ricerche scientifiche.

Anche se l'industria del tabacco commercializza le sigarette elettroniche come strumento per aiutare i fumatori adulti a smettere di fumare, l'uso di sigarette elettroniche aumenta solo marginalmente il numero di fumatori che riescono a smettere

spiegano gli autori dello studio, i quali sottolineano che le e-cigarettes possono facilitare l’introduzione al vizio del fumo di sigaretta e causare così notevoli danni ad adolescenti e giovani adulti, che diventeranno appunto fumatori di sigarette.

L'uso di sigarette elettroniche rappresenta attualmente un danno a livello di popolazione maggiore del beneficio.

Mentre gli sforzi per il controllo del tabacco hanno portato a una riduzione sostanziale del fumo fra i giovani sin dagli anni '90, le sigarette elettroniche hanno purtroppo il potenziale di rallentare o addirittura invertire tale tendenza. Per ridurre il problema, gli esperti pensano che sia necessario rendere le sigarette elettroniche meno "attraenti" per gli adolescenti e i giovani adulti, riducendo ad esempio la disponibilità di aromi a disposizione, e prevedendo standard di prodotto che riducano il livello di tossine e di agenti cancerogeni presenti in questi dispositivi.

via | ScienceDaily

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