Psicologia: come riconoscere il vittimismo e come combatterlo

Ecco cosa si intende per “vittimismo” e come superare questo problema.

Vittimismo

Psicologia – Quello del vittimismo è un problema che può riguardare molte persone. A tutti noi è capitato, almeno una volta nella vita, di sentirci le vittime della situazione, ma quando la tendenza a sentirsi delle vittime diventa troppo frequente, si rischia di sviluppare una condizione di "vittimismo cronico", e di assumere quindi un orientamento vittimizzato nei confronti della vita e di coloro che ci circondano. Molte persone adottano il ruolo della vittima, anche se involontariamente, perché hanno paura della rabbia, ne negano l'esistenza, la proiettano su altre persone e anticipano la potenziale aggressione o il male che potrebbero ricevere dal prossimo.

Coloro che tendono a sentirsi delle vittime possono arrivare a pensare che persino le espressioni facciali delle altre persone possano nascondere intenti dannosi. La rabbia e la frustrazione negate, si trasformano facilmente in paura e diffidenza nei confronti degli altri, e nella perenne sensazione di essere sempre feriti o danneggiati da coloro che ci circondano. Coloro che soffrono di vittimismo tendono ad agire partendo dal presupposto che il mondo dovrebbe essere giusto e benevolo nei loro confronti (il che rappresenta un modo di pensare piuttosto infantile), e dal momento che non sempre il mondo è giusto come ci si aspetterebbe, tendono a sentirsi feriti e danneggiati dalle circostanze, tendono a sentirsi inermi, indifesi, e feriti, assumendo di conseguenza un atteggiamento passivo, da vittima appunto.

Il soggetto che tende al vittimismo potrebbe sviluppare anche i segni di un disturbo paranoico, poiché – come abbiamo accennato - potrebbe pensare che il mondo ce l’abbia con lui, e che tutti stiano tramando alle sue spalle. Questo atteggiamento, a lungo andare, può danneggiare la qualità della vita di chi si sente vittima, ma anche quella di chi viene continuamente caricato di colpe in realtà inesistenti. La persona vittimista tende inoltre a mettere in pratica dei comportamenti che sfociano nella vera e propria manipolazione emotiva, e che possono indurre il malcapitato interlocutore a sentirsi in colpa per qualcosa che in realtà non ha fatto.

Come combattere il vittimismo

Ma come fare a superare il problema del vittimismo? Ci sono diversi modi per passare dalla posizione della vittima, caratterizzata appunto da un atteggiamento di passività, a una posizione caratterizzata da un comportamento più attivo e adulto. Le persone possono diventare consapevoli e identificare i loro pensieri specifici (quelli generati dalla voci critica interiore e che promuovano sentimenti di vittimismo), e possono imparare a sviluppare approcci più costruttivi per affrontare la loro situazione, e superarla una volta per tutte.

Per uscire dalla posizione della vittima, sarà dunque importante identificare quelle voci interne che vi dicono che il mondo ce l’ha con voi, che il capo non vi stima abbastanza e che prende sempre di mira voi, che il partner non vi ama come dovrebbe, che i vostri amici non vi capiscono, e così via.

In termini di azione, le persone dovrebbero innanzitutto eliminare alcune parole dal proprio vocabolario, prime fra tutte le parole "equa", "dovrebbe", "giusta", "ingiusto" e "sbagliato".

Eliminando queste semplici parole dal proprio vocabolario, gli individui scopriranno che esiste una diversa forma di comunicazione, che comporta la piena responsabilità dei propri sentimenti e delle proprie azioni. In un rapporto intimo, i partner possono imparare a parlare della propria rabbia in un tono non drammatico o catastrofico, senza che vi sia necessariamente un carnefice e una vittima. Questo tipo di comunicazione consente alle persone di affrontare la propria rabbia in modo meno distruttivo per i due partner.

Il soggetto dovrà inoltre abbandonare l'idea di base di essere vittime innocenti del destino. È più logico pensare che, in realtà, il mondo non ci debba nulla, e che le gioie e le soddisfazioni vanno guadagnate.

via | PsychologyToday, AngoloPsicologia,

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