Maturità 2017, traccia tecnico-scientifica: Robotica e futuro tra istruzione, ricerca e mondo del lavoro

Nel saggio breve o articolo richiesta una riflessione su robotica e futuro tra istruzione, ricerca e mondo del lavoro

A Socibot Kiosk intercactive robot, developed by Engineered Arts, is pictured at the Viva Technology event, on June 15, 2017 in Paris.   / AFP PHOTO / BERTRAND GUAY        (Photo credit should read BERTRAND GUAY/AFP/Getty Images)

ARGOMENTO: Robotica e futuro tra istruzione, ricerca e mondo del lavoro

TRACCIA:

“L’applicazione della robotica a fini educativi, infatti, è una tendenza in continua crescita anche nel nostro Paese e sta attirando sempre di più l’attenzione da parte di docenti e persone attive nel campo della formazione. Attraverso questo metodo, gli studenti diventano protagonisti dell’apprendimento e creatori del proprio prodotto e si sentono più coinvolti nel processo di apprendimento. La robotica li aiuta a sviluppare le competenze cognitive tipiche del pensiero computazionale, a imparare a progettare il loro lavoro e a incrementare le competenze di problem solving. Essa non rientra esclusivamente nel campo dell’informatica e della matematica, al contrario ha dimostrato di essere un’attività interdisciplinare in grado di stimolare gli alunni a mettere in pratica e quindi rafforzare anche le capacità logiche, di analisi e di sintesi”.

Fabiana Bertazzi, All’Indire un incontro sulla didattica educativa

“La crescente necessità di robot nelle attività sociali, in ambienti non strutturati, a contatto con gli esseri umani, sta aprendo nuovi scenari che puntano a superare la struttura rigida dei robot, a favore dell’introduzione di parti robotiche “morbide”, facilmente malleabili, capaci di adattarsi a vari contesti.
Da qui si sviluppa la Soft Robotics, campo interdisciplinare che si occupa di robot costruiti con materiali morbidi e deformabili, in grado di interagire con gli esseri umani e l’ambiente circostante. La Soft Robotics non è solo una nuova frontiera dello sviluppo tecnologico, ma un nuovo modo di avvicinarsi alla robotica scardinando le convenzioni e sfruttando un potenziale tutto nuovo per la produzione di una nuova generazione di robot capaci di sostenere l’uomo in ambienti naturali”.

Dal sito web della Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di PisaSoft Robotics

“Un nuovo quadro di norme comunitarie per disciplinare l'ascesa di robot e intelligenza artificiale in Europa, soprattutto nei suoi sviluppi più delicati: la responsabilità civile delle macchine, l'impatto sul mercato del lavoro e i risvolti etici, dalla privacy alla tutela dei dati acquisiti e trasmessi da tecnologie che invadono sempre di più la vita dei cittadini. È quanto chiedono i deputati Ue alla Commissione europea, con una risoluzione approvata ieri (396 voti favorevoli, 123 contrari, 85 astenuti) in materia di «Norme di diritto civile sulla robotica».
La relazione [...] insiste su alcuni pilastri: la creazione di uno status giuridico per i robot, con la prospettiva di classificare gli automi come «persone elettroniche» responsabili delle proprie azioni; una vigilanza continuativa delle conseguenze sul mercato del lavoro e gli investimenti necessari per evitare una crisi occupazionale; un codice etico per gli ingegneri che si occupano della realizzazione di robot e, in prospettiva, il lancio di una Agenzia europea per la robotica e l'intelligenza artificiale che sia «incaricata di fornire le competenze tecniche, etiche e normative necessarie»”.

Alberto Magnani, Robot e intelligenza artificiale, i deputati Ue chiedono norme europee, Il Sole 24 Ore, 17 febbraio 2017

SVOLGIMENTO:

La rivoluzione robotica che sta rendendo concrete e palpabili le previsioni fatte per decenni da scienziati e futurologi porta con sé un ambivalente carico di aspettative e timori. Da una parte si schierano i tecno-ottimisti che vedono nel progresso a ogni costo l’unica strada percorribile, dall’altra ci sono i pessimisti che valutano come troppo onerosi i costi ecologici e occupazionali della rivoluzione robotica.

Il tema, però, va affrontato seriamente per le numerose implicazioni nel campo dell’occupazione e della bioetica, della privacy e della giurisprudenza.

Una delle questioni su cui si sta muovendo l’Unione Europea è quello della disciplina dell’intelligenza artificiale in Europa. Ci si domanda se l’intelligenza artificiale vada trattata come un individuo vero e proprio riconoscendogli una responsabilità civile e facendogli pagare le tasse.

Gli Stati corrono ai ripari: se i robot sottraggono alle casse dell’erario i proventi dei lavoratori rimasti senza occupazione è giusto che vengano tassati dopo averli sostituiti.

La questione occupazionale resta prioritaria. Nel suo libro La fine del lavoro, l’economista Jeremy Refkin ipotizza che entro il 2050 l’intero sistema economico mondiale possa essere gestito dal 5% della popolazione adulta, questo proprio grazie alla diffusione dei robot in quasi tutti i settori lavorativi compresi quelli dei servizi.

Nella previsione a tinte fosche di Rifkin al restante 95% toccherà il compito di difendersi dalla criminalità alimentata dalla disoccupazione tecnologica e dalla concentrazione delle risorse economiche nelle mani di pochi.

Il paradosso della visione di Rifkin è quello di un progresso che, di fatto, imbarbarirà la società creando i presupposti per un futuro distopico, molto lontano dalle prospettive utopiche dei tecno-ottimisti.

Come uscirne? Con una preparazione scolastica e universitaria in grado di consentirci di ambire a professioni non sostituibili dalle macchine: creatività e alte professionalità non sono sostituibili. Le professioni artistiche e l’artgianato di qualità hanno maggiori possibilità di sopravvivenza rispetto a professioni che sono sempre sembrate più che sicure. Il posto in banca o quello in un ufficio statale, per anni indicati come roccaforti delle garanzie occupazionali sono diventate professioni facilmente sostituibili.

Chi si occupa dei servizi alla persona, invece, non potrà essere sostituito dalle macchine. Per restare nel mercato, dunque, bisognerà studiare più e meglio di prima.

La progressiva automazione del mercato del lavoro andrà a discapito dei lavoratori più deboli. La situazione che si prospetta è quella in cui un mercato del lavoro in cui ci sarà una sostituzione delle competenze richieste ai lavoratori.

Secondo un’indagine condotta di recente da McKinsey and Company su 830 professioni di diversi settori, solamente il 5% potrà essere completamente automatizzato nei prossimi 10 o 20 anni. Questo significa che con i robot cambierà il modo di lavorare, ma non è detto che le conseguenze siano soltanto negative: questa trasformazione potrebbe anche eliminare le parti più noiose e ripetitive consentendo ai lavoratori di svolgere le attività meno routinarie.

Come sempre, quindi, è opportuno pesare con molta cautela i pro e i contro bilanciando entusiasmi e timori e cercando di trovare il giusto equilibrio perché il progresso possa ritenersi veramente tale.

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