Giornata Mondiale contro la Tubercolosi, dall'Europa l'invito ad aiutare la popolazione vulnerabile

L'Ecdc spiega anche perché non temere la trasmissione da parte di migranti e rifugiati

giornata mondiale della tubercolosi 2016

Il 24 marzo si celebra l'edizione 2016 della Giornata Mondiale contro la Tubercolosi, un problema di salute pubblica persistente che può però essere eliminato intraprendendo le giuste azioni.

E se, come sottolinea l'European Centre for Disease Control and Prevention (Ecdc), la maggior parte delle nazioni europee presenta tassi di incidenza bassi, la malattia tende ancora a colpire e lo fa concentrandosi sulla parte più vulnerabile della popolazione, come i senzatetto, i poveri, chi abusa di alcol e sostanze stupefacenti, i migranti, i rifugiati e, più in generale gli emarginati.

Tubercolosi, migranti e rifugiati: perché non avere paura

In occasione della Giornata Mondiale contro la Tubercolosi 2016 l'Ecdc spiega anche perché sebbene migranti e rifugiati siano inclusi fra i gruppi della popolazione vulnerabili alla malattia non bisogna credere che siano i flussi migratori a portare la tubercolosi in Europa.


“A causa delle condizioni in cui vivono – spiega Zsuzsanna Jakab, direttore regionale dell'Oms per l'Europa – spesso la diagnosi di tubercolosi arriva tardi, ed è più difficile che portino a termine un ciclo di trattamento”. 


Il rischio di tubercolosi dipende inoltre dai tassi di incidenza di nuovi casi nel paese di origine, che in alcuni casi (come quello della Siria, in cui si attesta a 17 casi ogni 100 mila abitanti) è inferiore alla media europea. Per di più la tubercolosi non è facilmente trasmissibile e finché i contatti con la popolazione residente sono limitati il rischio di diffusione attraverso i migranti è basso.

Condizioni sociali o stile di vita possono far sì che per alcune persone sia più difficile riconoscere i sintomi della tubercolosi, avere accesso ai servizi sanitari, seguire un trattamento o presentarsi a controlli regolari della salute

spiega Andrea Ammon, direttore dell'ECDC.

Dobbiamo pensare a interventi su misura per queste persone vulnerabili.

La tubercolosi in Europa

Secondo gli ultimi dati dell'Ecdc e dell'ufficio regionale europeo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), nel 2014 in Europa ci sono stati 340 mila nuovi casi di tubercolosi, pari a un'incidenza di 37 casi ogni 100 mila abitanti. Ciò significa che con una riduzione media del 4,3% a partire dal 2010 la Regione Europea dell'Oms ha raggiunto il Millennium Development Goal che mirava a invertire l'incidenza della tubercolosi entro il 2015.


Ciononostante, lo spettro delle infezioni resistenti ai farmaci (multidrug-resistant, MDR) continua a palesarsi anche in Europa. “Nel 2014 un quarto degli 480 mila pazienti affetti da tubercolosi MDR in tutto il mondo era nella Regione Europea [dell'Oms]”, spiega infatti Zsuzsanna Jakab, direttore regionale dell'Oms per l'Europa. “Questo numero, preoccupantemente alto, è una grande sfida per giungere al controllo della tubercolosi”.


Per quanto riguarda le singole nazioni, i paesi a bassa incidenza (in cui i casi di tubercolosi sono inferiori a 20 ogni 100 mila abitanti) sono Austria, Belgio, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Islanda, Italia, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Regno Unito.


I 18 paesi in cui l'Ecdc ritiene prioritarie azioni per contrastare la tubercolosi sono Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Bulgaria, Estonia, Georgia, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Lettonia, Lituania, Moldavia, Romania, Russia, Tajikistan, Turchia, Turkmenistan, Ucraina e Uzbekistan.

Via | ECDC
Foto | Pixabay

Vota l'articolo:
4.00 su 5.00 basato su 6 voti.  
  • shares
  • +1
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE DONNA DI BLOGO