Resistenza agli antibiotici nella carne di pollo: i dati del Ministero

I dati della Relazione sulla resistenza agli antimicrobici dei batteri zoonotici e commensali per il settore avicolo

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Nemmeno la carne di pollo italiana è esente dal problema della resistenza agli antibiotici. A certificarlo sono i dati pubblicati dal Ministero della Salute nella Relazione sulla resistenza agli antimicrobici dei batteri zoonotici e commensali - anno 2014 - settore avicolo.

Secondo quanto riportato nella relazione, il 12,69% dei 709 campioni prelavati dai polli da carne è risultato contaminato da Salmonella, il 40,34% da Campylobacter jejeuni, il 34,98% da Campylobacter coli e il 95,40% positivi a Escherichia coli.

La situazione non è parsa migliore fra i tacchini da ingrasso: fra i 558 campioni analizzati il 26,16% è risultato positivo alla Salmonella, il 27,96% a C. jejuni, il 72,58% a C. coli e il 93,95% a E. coli.

Il dato forse più preoccupante riguarda però i livelli elevati di contaminazione da E. coli resistente alle cefalosporine e agli antibiotici beta-lattamici.

Complessivamente,

spiega il Ministero

il monitoraggio dell’antimicrobicoresistenza nella produzione primaria avicola, ha mostrato elevati tassi di multi-resistenza sia in isolati di E. coli che di Salmonella spp.

Nessun rischio per i carbapenemi

Fortunatamente le analisi condotte sui campioni prelevati dagli allevamenti italiani non ha evidenziato nessuna resistenza ai carbapenemi, che come spiega il Ministero sono “importanti agenti antimicrobici in medicina umana, impiegati in casi di infezioni severe”.

Via | Ministero della Salute
Foto | Pixabay

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