Cervello, i legami tra i neuroni sono come le amicizie su Facebook

Uno studio sul funzionamento del cervello ha scoperto che i legami neuronali funzionano grossomodo come i social network. Vediamo perché


I legami tra i neuroni del nostro cervello - miliardi di cellule altamente specializzate - sono costruiti esattamente come Facebook, il social network più frequentato del globo. Per capire, quindi, come funzionano le sinapsi - i collegamenti elettrici che permettono la trasmissione degli impulsi da un neurone all'altro - possiamo tranquillamente osservare come ci relazioniamo con le nostre amicizie su FB.

Se osserviamo dal di fuori, come fossimo degli osservatori esterni, le nostre relazioni virtuali, ci rendiamo conto per quanti "amici" possiamo avere, in realtà i contatti e le comunicazioni forti le stabiliamo con pochissimi, talvolta nell'ordine delle poche decine, se non meno, di loro.

Cervello-Facebook

Solo pochi, quindi, sono gli scambi frequenti e importanti, nonostante in teoria potrebbero essere molti di più considerando che ciascuno di noi conta su un "pacchetto" di amicizie nell'ordine delle diverse centinaia quando non migliaia.

Le ragioni per cui scegliamo di dialogare solo con determinati amici, sempre gli stessi, e non con altri (che abbiamo ma di cui non ci ricordiamo neppure), sono intuitive: si tratta di profili che percepiamo come più simili al nostro, con cui abbiamo punti in comune e sentiamo il bisogno di interconnetterci.

Ebbene, secondo quanto scoperto dai ricercatori delle Università di Basilea (Svizzera) e di Londra, il nostro cervello funziona grossomodo come Facebook, i neuroni stabiliscono legami privilegiati e forti con "poche" cellule simili a loro, e legami deboli con centinaia di altri neuroni con i quali si crea una rete fragile di comunicazione.

Perché accade questo? Sempre stando alle scoperte effettuate dai ricercatori, ricavate da un'osservazione delle funzioni cerebrali misurate grazie a strumenti sofisticati come la risonanza magnetica associata alla rilevazione dell'attività elettrica neuronale, le motivazioni sono di carattere pratico.

Il nostro cervello è diviso per aree, ognuna delle quali deputata a sovrintendere a specifiche funzioni e pertanto in tali zone troviamo neuroni differenziati e altamente specializzati. Gli studiosi si sono concentrati sull'osservazione delle aree della corteccia deputate alla ricezione degli impulsi visivi in arrivo dagli occhi da convertire in immagini.

I neuroni sono programmati per dialogare in modo preferenziale con le cellule a loro simili, quindi con funzioni simili, ma al contempo sono collegati da un reticolo di sinapsi con altre cellule neuronali aventi compiti diversi perché il cervello, che è un organo adattabile e plastico, sia pronto a modificare il proprio "palinsesto" all'occorrenza, in base alle nuove esigenze.

In questo sarebbe necessario dover rinforzare un collegamento con cellule neuronali non simili ma utili in un'emergenza (nel caso dei neuroni ella vista, poniamo il caso di un trauma o di un improvviso deficit che renda necessario potenziare gli altri sensi per compensare il gap visivo ).

Ed è proprio qui che si evidenzia l'analogia con Facebook: proprio come accade sul social network, in cui le dinamiche tra i nostri contatti mutano al mutare delle esigenze, così le cellule cerebrali selezionano o modificano i propri collegamenti, rendendoli più o meno forti, a seconda delle diverse esigenze di comunicazione. L'interessante studio è stato pubblicato sulla rivisita Nature.

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Foto| via Pinterest
Via | corriere.it

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